“La sicurezza – dice il consigliere regionale Gian Carlo Muzzarelli (PD) giudicando positivamente la risposta del vicepresidente regionale Flavio Del Bono ad una sua interrogazione presentata il 17 ottobre scorso dopo i due suicidi consecutivi verificatisi nel CPT di Modena – è un valore che
la Regione Emilia-Romagna reputa essenziale, come la piena dignità di tutti i cittadini”.


“E’ quindi fondamentale che un territorio in crescita economica e con un’elevata affluenza di immigrati come quello modenese riceva un sostegno adeguato dalle istituzioni anche in termine di organico delle Forze dell’Ordine.
D’altro canto, è impensabile che una lavoratrice o un lavoratore sorpreso nel nostro territorio senza permesso di soggiorno venga trattato come un
criminale: servono percorsi differenti, a tutela dell’umanità e della dignità di ogni persona, e della sicurezza.
L’unica logica che consente l’integrazione dei nuovi cittadini è l’intransigenza verso chi trasgredisce le regole, e l’accoglienza (in
termini di servizi ed uguaglianza di diritti ed opportunità) verso chi viene per lavorare onestamente”.

Nell’interrogazione, Muzzarelli chiedeva tra l’altro alla Giunta, “di collaborare con le Amministrazioni locali per sollecitare il Governo ad emanare misure per ripristinare le condizioni di esercizio in sicurezza della struttura, in modo che non si ripetano nuove tragedie nei CPT e sia garantito il loro migliore funzionamento, anche con le necessarie integrazioni in termini di nuove e più numerose forze di polizia operanti”.

Il Vicepresidente Del Bono ha ricordato “il carattere straordinario e temporaneo assegnato ai Centri di Permanenza Temporanea. Straordinario perché si tratta di strutture funzionali all’identificazione dell’identità
degli stranieri che non possono essere ricondotte né alla sola dimensione dell’accoglienza temporanea, né alla sola dimensione del trattenimento forzato. Temporaneo perché questa necessità deriva da eventi del tutto
particolari quali la particolare dimensione del fenomeno migratorio in questa fase, la difficile collaborazione con alcuni dei paesi di
provenienza, le caratteristiche dei confini nazionali, l’insufficiente raccordo delle politiche migratorie a scala europea”.
Nella risposta all’interrogazione, Del Bono ha poi sottolineato che “episodi tragici come
quello di Modena, ma anche le rivolte scoppiate in altri centri e i ripetuti gesti di autolesionismo, evidenziano un diffuso malessere espresso dagli immigrati che transitano nei Centri e le difficoltà di gestione degli stessi da parte degli operatori che vi lavorano”.
La Giunta regionale – conclude Del Bono – condivide quindi il lavoro del Ministro dell’Interno Amato, “orientato a creare due diversi percorsi per la identificazione: l’uno rivolto a persone migranti con carriere criminali alle spalle, l’altro rivolto al contrasto dei fenomeni di
clandestinità (.). Quanto alla sorveglianza del Centro e alle condizioni di sicurezza della struttura che ha inevitabilmente, nel corso degli anni, scontato la carenza di organici in dotazione alle forze dell’ordine sul territorio, la Giunta collaborerà, di intesa con le istituzioni locali
modenesi,affinché il Ministero dell’Interno dia al più presto seguito all’impegno, assunto con la sottoscrizione del Patto per Modena Sicura il
18 luglio 2007, di assegnare ulteriori 25 agenti al territorio modenese”.