(DIRE) Bologna, 13 feb. – “In questo momento per i cittadini bolognesi la priorità è la sicurezza urbana, dovremmo parlare di questo e non invece di una bandiera ideologica per la campagna elettorale del centrodestra. Perché se i Cpr non funzionano c’è solo un motivo per cui se ne vuole portare uno a Bologna ed è piantare una bandierina simbolica, sprecando ulteriormente delle risorse”.

Lo afferma il sindaco Matteo Lepore dopo che il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha comunicato la prossima apertura di un Cpr nel capoluogo emiliano. Dove potrebbe essere collocata questa struttura “non mi è noto perché questa lettera non mi è stata inviata”, aggiunge Lepore riferendosi alla lettera che Piantedosi ha inviato al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale. Ma intanto il primo cittadino ribadisce il proprio “no” e spiega: “Io penso che la mia contrarietà a un Cpr non sia ideologica, è una contrarietà che ho espresso con dei dati molto chiari sul mancato funzionamento del sistema delle espulsioni e della gestione dell’immigrazione nel nostro Paese da parte di questo Governo. Quello che dico è che non è possibile gestire le relazioni tra il Governo e le città con il muro contro muro. Occorre discutere di come lavorare insieme”.

E dunque “io chiederei a Piantedosi, invece di portare a Bologna le cose che servono, agenti e volanti che mancano. Noi non abbiamo agenti di Polizia di Stato e delle altre forze dell’ordine per coprire i turni di notte. Le zone rosse non funzionano perché non ci sono abbastanza agenti. La notte non ci sono i turni per coprire le necessità della città”, sottolinea Lepore, aggiungendo che anche la stazione “ha bisogno di essere maggiormente rafforzata e custodita”.

Di conseguenza, “io credo che il confronto debba essere sulle cose reali che servono, non sull’ennesimo spreco di denaro per portare a Bologna una cosa che non funziona, che a Bologna è già stata chiusa- prosegue Lepore- e che è un luogo anche dove si trattengono persone che per la maggior parte vengono rilasciate non nei Paesi di provenienza, ma in Italia”. Perché se si guardano i dati, evidenzia il sindaco, delle persone finite nei Cpr “solo il 46% è stato poi rimpatriato nel 2025. Le altre sono persone che sono state rilasciate in Italia. E sono soltanto per il 20% persone che hanno commesso reati pericolosi. Per il resto sono persone che hanno problemi con il permesso di soggiorno o con la protezione internazionale. Quindi di fatto vengono trattenute lì spesso senza motivo e poi rilasciate nel nostro Paese, dove tornano nelle nostre città”.

I Cpr, dunque, “sono un fallimento strutturale del nostro Paese”, afferma Lepore.

(Pam/ Dire)