I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, in esecuzione di un provvedimento ablatorio emesso dal Tribunale di Bologna – Sezione Specializzata Misure di Prevenzione, hanno sottoposto a confisca un ingente patrimonio costituto da società operanti nel commercio di materie plastiche e ferrose e nel settore immobiliare, nonché denaro e preziosi per un valore complessivo di circa 36,5 milioni di euro.

I beni in questione – sottoposti a vincolo cautelativo da luglio 2025 – sono risultati nella disponibilità di una nota imprenditrice di origine emiliana, in misura palesemente sproporzionata rispetto alle proprie esigue fonti reddituali “ufficiali’, ed ottenuti attraverso “una lunghissima serie di reati nelle località più svariate del territorio nazionale” commessi mediante la creazione di “sistema imprenditoriale illecito” consistente nella “costituzione di numerose realtà imprenditoriali destinate alla perpetrazione dei crimini locupletativi più disparati (truffa, bancarotta fraudolenta e documentale, false comunicazioni sociali) ovvero formatesi al solo scopo di tutelare dalle aggressioni giudiziarie i beni personali famgliari siti sul medesimo territorio”.

Tra le condotte più gravi accertate, considerate tutte espressive di pericolosità sociale ordinaria (‘cosiddetta delinquenza economica’), il Tribunale ha riconosciuto quella per associazione a delinquere commessa tra le province di Ferrara, Reggio Emilia e San Marino per la quale è stata condannata dalla Corte d’Appello di Bologna, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Reggio Emilia.

Nei confronti della stessa, il Tribunale felsineo – in considerazione della “allarmante pervicacia criminosa della proposta, manifestatasi fino all’ultimissimo periodo nonché la spregiudicatezza delle sue azioni” – ha disposto l’applicazione anche della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di 4 anni, con obbligo di soggiorno nel territorio del comune di residenza.

Il provvedimento ablatorio emesso dal Tribunale di Bologna segna l’epilogo di articolate e complesse indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, originate e sviluppate a seguito di una accurata analisi volta all’individuazione di soggetti potenzialmente destinatari di misure di prevenzione patrimoniali nella rigorosa applicazione del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.

Gli investigatori della GdF bolognese hanno documentato l’esistenza di un complesso di società – formalmente intestate a soggetti compiacenti, ma di fatto “gestite” dall’imprenditrice e dai suoi due figli – strumentalmente utilizzate allo scopo di ottenere finanziamenti bancari, anche garantiti dallo Stato che, una volta accreditati, sono stati destinati esclusivamente al soddisfacimento di significative esigenze personali e del nucleo familiare.