
«Gli incontri – spiega la Professoressa Bianca Beghè – fanno sì che si possano sfatare anche determinati miti legati alla malattia: spiegarli aiuta a creare una relazione empatica con il paziente, in modo da rassicurarlo e fornirgli tanti elementi di conoscenza decisivi per una convivenza “pacifica” con questa malattia cronica. I pazienti devono essere convinti e rassicurati sulla necessità di proseguire le cure sempre, anche se i sintomi scompaiono. Soltanto questo previene i rischi di riacutizzazione e ospedalizzazione».
Molte sono infatti le credenze da sfatare nel campo dell’asma bronchiale. «Una terapia inalatoria – conclude la Professoressa Beghè – non significa che sia per questo una cura meno efficace; il farmaco di scelta è rappresentato dal cortisone e non dai broncodilatatori che agiscono unicamente sul sintomo, in quanto curare l’infiammazione significa agire sul meccanismo su cui si basa la malattia. Inoltre, l’assunzione di cortisonici inalatori non comporta gravi effetti indesiderati come l’aumento di peso corporeo, proprio perché l’utilizzo di una via inalatoria rende minimi o trascurabili gli effetti secondari della cura. Non dimentichiamoci infine di come il fumo possa aggravare l’andamento della malattia».




