
“…ritengo utile e doveroso, in apertura del Consiglio Comunale, svolgere alcune comunicazioni e riflessioni alla vigilia del primo mese dai fatti che hanno sconvolto la nostra città lo scorso 16 maggio. L’attentato, compiuto da Salim El Koudri, che ha causato feriti gravissimi e ha determinato un prima e un dopo per Modena, perché è inequivocabile – e su questo dopo tornerò – c’è un prima del 16 maggio e un dopo il 16 maggio. La città ha ripreso immediatamente a vivere, a svolgere le sue attività ma questo non deve far spegnere i riflettori su quanto accaduto e va tenuta viva la memoria a monito della vigilanza che non deve mai abbassarsi rispetto alle insidie che possono presentarsi inaspettatamente come quel terribile pomeriggio. E non deve abbassarsi l’emozione di quelle ore, di quei giorni che ci ha fatto essere vicino ai feriti e ai loro familiari. Hanno bisogno e avranno bisogno del nostro aiuto e del nostro sostegno e spero che la solidarietà nei loro confronti continui a manifestarsi concretamente anche nella raccolta fondi di cui a breve parlerò.
Parto dunque proprio dai feriti gravissimi per i quali in queste settimane siamo stati e siamo ancora in apprensione perché non tutte le persone colpite possono dirsi fuori pericolo.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto la notizia della dimissione dall’Ospedale di Baggiovara e del successivo trasferimento in un’altra struttura della nostra concittadina di origine polacca che è stata colpita dal veicolo guidato da El Koudri riportando lesioni di estrema gravità. Alla vigilia delle sue dimissioni dall’ospedale di Baggiovara ho potuto visitare la nostra concittadina assieme al prefetto Fabrizia Triolo, parlando con i familiari e anche direttamente – per quanto limitatamente, viste le condizioni – con lei. E’ stato un momento intenso nel quale sono stato attraversato da tantissime emozioni e sentimenti, come già mi era accaduto in occasione della visita alla cittadina tedesca che ha perso entrambi gli arti inferiori, e che sono andato a salutare sempre con il Prefetto a Baggiovara, prima del suo trasferimento in altre strutture sanitarie in Germania.
A queste due donne e ai loro familiari, come ai familiari del ferito che per primo è uscito dall’ospedale, ho manifestato l’impegno che la nostra Amministrazione ha messo in campo e intende portare avanti.
A partire, appunto come dicevo, dalla raccolta fondi che è stata lanciata proprio per sostenere queste persone e le loro famiglie nelle tante necessità di vita quotidiana che una vita completamente stravolta sta determinando. La raccolta fondi è arrivata oggi a poco più di 27 mila euro, rimane aperta alla generosità dei singoli, delle aziende e delle realtà associate. Mi preme ringraziare Confindustria Emilia Area Centro per aver generosamente aderito all’appello in queste ore. So che questo territorio non farà mancare quel senso di solidarietà che lo caratterizza.
Per quanto riguarda le persone ricoverate all’ospedale Maggiore, una coppia formata da marito e moglie, posso dire che l’uomo è fuori pericolo mentre la donna è ancora in terapia intensiva, in prognosi riservata. La famiglia, come da richiesta di una delle figlie con cui sono in contatto, intende mantenere il massimo riserbo sulle condizioni dei genitori e anche per questo motivo non aggiungerò altre informazioni in merito.
Alla raccolta fondi del Comune si aggiunge la procedura attivata dalla Fondazione emiliano romagnola per le vittime dei reati di cui da subito il presidente De Pascale mi ha dato disponibilità, proprio per l’assoluta gravità del gesto criminale messo in atto da chi, lo ricordo, si trova in questo momento in carcere.
Contemporaneamente abbiamo nelle ore immediatamente successive all’attentato attivato un servizio di assistenza psicologica non solo per i familiari dei feriti ma anche per quanti, coinvolti o presenti al momento del tragico fatto, hanno subito un trauma psicologico.
Quanto accaduto ha determinato anche una riflessione, all’interno del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, sulla sicurezza dell’accesso al centro storico che ha portato alla collocazione, dal sabato alle 8 alla domenica alle 22, di dissuasori fissi (i cosiddetti panettoni per il momento, che potranno essere implementati con altri strumenti al vaglio) in alcuni punti di via Emilia centro e via Canalchiaro. Il piano, partito proprio questo fine settimana, sarà costantemente monitorato con l’obiettivo di definire una strategia complessiva e strutturale per il presidio degli accessi principali al centro storico.
Leggo e sento i commenti più vari sull’adozione di questa misura e ovviamente ritengo che dobbiamo guardare a questi dissuasori come un’opportunità in più per la sicurezza del centro, unita a tante altre azioni di prevenzione e di azione che il tavolo coordinato dal Prefetto mette in atto.
La sicurezza, come ripeto sempre, è l’unione di molteplici fattori che passano dalla prevenzione, all’ordine pubblico, alle politiche di natura sociale e sanitaria.
Vorrei anche in questa occasione, e come ho fatto fin dai primi minuti dopo l’attentato, tornare a ringraziare i cittadini che sono intervenuti per bloccare El Koudri. Ciò che hanno fatto rimarrà per sempre ad esempio di un senso civico che si è manifestato con coraggio e determinazione e non sarà dimenticato dalle istituzioni.
Senza quell’intervento non sappiamo che piega avrebbe preso la fuga di quell’uomo che si era anche armato di un coltello.
Aggiungo un particolare ulteriore che mi ha colpito nel rivedere nuovamente i video del bloccaggio, da varie angolazioni. Queste persone, mentre fermano El Koudri impedendogli di muoversi, si preoccupano anche che non sia oggetto di linciaggio da parte di altri e attendono l’intervento delle forze dell’ordine dimostrando ulteriore senso civico.
Vorrei ricordare ancora una volta i loro nomi a partire da quello di Luca Signorelli che è stato Il primo a intervenire per bloccare El Koudri, riportando ferite da arma da taglio nella colluttazione. Insieme a lui c’erano il 45enne Fabrizio Giallanza che ha chiamato i soccorsi, Osama Shalaby egiziano di 56 anni e il figlio ventenne Mohamed, che ha fermato l’aggressore insieme al padre e gli altri: Gjovalin Pervataj, quarantenne metalmeccanico di origine albanese, i due bangladesi Hossain Iqbal, artigiano 34enne e Saku Talukder di 21 anni, sbarcato dalla Libia a Lampedusa 4 anni fa e Silvano Ruccolo, 37enne, docente in un istituto superiore di Carpi.
In chiusura vorrei tornare svolgere una breve riflessione sul senso della memoria e sul rischio di dimenticare. Ogni persona, coinvolta direttamente o indirettamente con quanto accaduto a Modena lo scorso 16 maggio metterà in atto le proprie strategie per rielaborare e superare quello che ha visto e ha provato. Ma le istituzioni hanno un dovere diverso e superiore, quello di creare le condizioni perché non si possa dimenticare, mai.
Sinceramente non comprendo l’accusa che viene rivolta a questa amministrazione da chi dice che gli eventi svolti nelle settimane successive al 16 maggio, ad esempio il Motor Valley Fest, fossero un tentativo di cancellare quanto accaduto. Non posso capire queste accuse, le ritengo infondate e ingiuste. Modena deve vivere e, allo stesso tempo, come ho detto, non dovrà mai dimenticare. Questa città ha un dovere in più verso l’Italia, proprio perché è stata la prima nella quale è accaduto un attentato di questa natura.
Il coraggio e la lucidità dei cittadini che sono intervenuti siano sempre la stella polare di una reazione composta, matura e coesa. La critica è sempre accolta ma non la ricostruzione artatamente volta a confondere i cittadini per far ritenere che le istituzioni si stiano disinteressando. Non la permetto, per amore della verità, della convivenza e della nostra Modena”.




