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Consumi: famiglie, +23% spese casa

Casa dolce casa. In cinque anni le famiglie hanno aumentato la spesa per l’abitazione del 23%, mentre hanno ridotto del 20% quelle per l’istruzione.

Ma anche maggiore attenzione alla linea con un aumento dei consumi del pesce e una diminuzione di quelle per i grassi. E’ questa la tendenza della spesa delle famiglie del Belpaese, in base ad un’analisi del Centro studi di Confcommercio che ne ha fotografato i consumi nel periodo 1997-2002, su dati Istat.

SPESA MEDIA MENSILE DELLE FAMIGLIE. Ha registrato tra il 1997 e il 2002 un incremento cumulato in valore dell’8,3% (da 2.025
euro del 1997 a 2.194 euro del 2002). La crescita e’ stata quasi doppia (+15,4%) rispetto alla media nazionale per le regioni del Centro, del 6,3% e del 6,8% invece per le regioni settentrionali e per quelle meridionali. Le famiglie del Nord hanno incrementato i consumi non alimentari (+7%), mentre nelle regioni del Sud e’ cresciuta la spesa alimentare (+10% circa).

SPESA ALIMENTARE. E’ al Centro che le famiglie destinano alla spesa alimentare la somma piu’ elevata (443 euro); a seguire, Sud e Isole (435 euro); in coda il Nord (410 euro). In media, le famiglie italiane spendono nel settore alimentari e bevande 425 euro mensili (401,29 euro nel 1997), rispetto ai 1.770,00 euro per il non alimentare (rispettivamente il 5,9% e il 9% in piu’).

PIU’ PESCE, MENO OLII E GRASSI. In calo rispetto al 1997 la spesa per gli alimenti ritenuti meno salutari: su tutto il territorio si e’ infatti registrato un -24,2% per olii e grassi, il cui peso nella spesa media mensile scende dal 5% al 3,6%; meno accentuato il calo di zucchero e caffe’ (-6,1%) con punte negative al Nord e al Centro (-8,9% e -7,7%) e una crescita di circa l’1% nel Mezzogiorno. Mentre e’ simile nelle tre aree del Paese la spesa media per bevande, per patate, frutta e ortaggi il Centro si distingue per il livello piu’ elevato (82,18 euro).
Per latte, formaggi e uova il Nord spendeva mediamente nel 1997 piu’ di tutte le altre voci (58,60 euro); nel 2002 il valore e’ diminuito dell’1,9% e il primato e’ passato alle famiglie del Sud (61,40 euro, +10%). Tiene, dopo l’effetto mucca pazza, la carne: si spendono in media 98,73 euro, poco piu’ di quanto si spendeva nel 1997 (95,18 euro); al Nord il valore scende a 93,44 euro, al Sud sale a 101,14 euro e tocca il massimo al Centro (105,66).
Aumenti significativi invece per il pesce: se nel ’97 la spesa media era pari a 30,38 euro nel 2002 e’ salita a 35,10 (+15,6%). Una crescita che ha interessato tutte le aree ma soprattutto il Mezzogiorno (+21,4% rispetto al 1997), dove la spesa e’ di 45,15 euro, contro i circa 40 euro del Centro e i 28,75 del Nord.

SPESA NON ALIMENTARE. Gli acquisti di prodotti non alimentari e servizi rappresentano circa i 4/5 dei consumi totali delle famiglie a livello nazionale. A incidere maggiormente sul bilancio familiare sono tutte le spese connesse all’abitazione (affitto, condominio, manutenzione), nell’insieme quasi il 25% della spesa a livello nazionale, in crescita nel quinquennio.

CORSA ALLA CASA. Al Centro la quota destinata all’abitazione raggiunge il livello piu’ elevato (26,5% nel 2002): in regioni come Toscana e Lazio la quota mensile e’ di 676 e 618 euro per affitti e spese accessorie (27% della spesa totale). Le regioni meridionali, invece, evidenziano l’incidenza piu’ bassa, con poco piu’ del 21%. A livello nazionale l’incremento della spesa per abitazione e’ stato tra il 1997-2002 di oltre il 23%.
Quanto ai trasporti, incidono per oltre il 14% sui bilanci mensili delle famiglie. Abbigliamento e calzature restano piuttosto stabili, intorno al 7% a livello nazionale (piu’ elevata di circa un punto percentuale per il Sud). La spesa sanitaria a livello nazionale si riduce, invece, in termini di incidenza sul totale, dal 4,3% del 1997 al 3,8% del 2002.
Anche il capitolo istruzione denota nel quinquennio considerato una marcata flessione della spesa, che in termini cumulati tra il 1997 ed il 2002 supera il 20% su base nazionale. In flessione anche la voce Altri beni e servizi (viaggi e vacanze, articoli personali e cura della persona, assicurazioni vita e previdenza integrativa, pasti fuori casa) che nei 5 anni e’ cresciuta ad una dinamica inferiore a quella dei consumi, riducendo cosi’ la sua incidenza nazionale dall’11,5% al 11,1%.
In controtendenza rispetto alle altre voci di spesa risulta quella dei pasti fuori casa (circa il 28% della spesa in Altri beni e servizi).