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Islam: lettera aperta di Mohamed Daki



Dice che i fratelli musulmani gli hanno voltato le spalle e che ha trovato invece aiuto in un amico del suo legale, ‘un italiano che mi ha aperto le porte di casa per tre mesi senza pretendere nulla in
cambio’. E’ duro con i suoi ‘fratelli’ Mohamed Daki, 40 anni, il marocchino assolto a gennaio dall’accusa principale di terrorismo internazionale, a conclusione del giudizio con rito abbreviato del Gup di Milano, Clementina Forleo, su cui si scatenò una forte polemica politico-giudiziaria, e condannato a un anno e dieci mesi per reati minori.

In una lettera aperta ai quotidiani di Reggio Emilia, Daki – che il 14 novembre dovrà comparire davanti alla terza Corte d’Assise d’Appello di Milano assieme ad altri tre islamici (tre, tra cui lo stesso Daki, furono ritenuti guerriglieri, il quarto un fondamentalista, ma nessuno di loro terrorista) – il maghrebino ricorda che uscito di prigione la sua prima meta fu la moschea reggiana, ‘nella speranza di trovarvi sostegno, in particolare un luogo dove dormire fino al giorno in cui verrà discussa la mia causa. Mi affidai a loro e nonostante la possibilità di aiutarmi mi voltarono le spalle’. Poi, tramite il suo legale, l’avvocato Vainer
Burani, l’inatteso aiuto di un ‘italiano’: ‘Com’è possibile – si domanda Daki nella lettera aperta – ricevere aiuto da fratelli cristiani nella più
totale diffidenza di coloro che si spacciano per ‘fratelli della religione’?’. Ed esorta poi ‘i vertici della comunità che possiedono un ‘cervello sano’ ‘ ad ‘eliminare contrasti e disaccordi pericolosi che
risuonano come minacce verso la nuova generazione di musulmani’.
Per Daki,
‘i rappresentanti musulmani devono riunirsi per cancellare definitivamente contrasti e disaccordi al fine di salvaguardare le future generazioni
musulmane in Italia. Quindi, se il problema sta nella guida (Imam), bisogna che lasci il posto e in fretta; mentre se il problema è ai vertici, è
necessario cambiarli, anch’essi in fretta’.

Mohamed Daki aveva già abitato a Reggio dal settembre 2002, e nella città emiliana era rimasto fino all’arresto, avvenuto il 4 aprile 2003 in
un nappartamento dell’immediata periferia cittadina, dove aveva fissato la sua dimora presso conoscenti da quando si era trasferito in Italia
proveniente dalla Germania.

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