Infezioni da lifting: allarmismo ingiustificato






    Il chirurgo Gennai: «Il rischio di contagio da Strafilococco Aureo riguarda tutta la chirurgia, ma si previene con alcune accortezze. E con la tecnica endoscopica le probabilità si riducono ulteriormente».


    La notizia è di quelle che fanno rabbrividire: una ricerca statunitense – portata avanti da esperti del Lennox Hill Manhattan Eye, Ear and Throat Hospital e dell’università di New York – denuncia che sempre più pazienti che si sottopongono a un intervento di lifting sono vittime di una pericolosa infezione batterica resistente ai farmaci, lo Stafilococco aureo resistente alla meticillina (Mrsa).
    Gli interventi di chirurgia plastica al viso sono dunque ad alto rischio? Non esattamente, come spiega l’esperto, il chirurgo plastico di Bologna Alessandro Gennai, membro della European Academy of facial plastic surgery: «Come spesso accade quando si parla di chirurgia estetica si crea dell’inutile allarmismo su notizie prive di un reale interesse. Lo Stafilococco Aureo è un batterio ubiquitario che si trova comunemente sulla cute, nella bocca e nella gola. In campo ospedaliero questi batteri (come molti altri) instaurano resistenze agli antibiotici e quindi infezioni da questi ceppi possono essere pericolose, in quanto difficilmente debellabili con i classici antibiotici. L’infezione da Strafilococco Aureo è sempre stata presente in campo ospedaliero (infezioni nosocomiali) e le normali procedure di pulizia e disinfezione nelle sale operatorie sono mirate a evitare proprio questo tipo di infezione. Il problema dello Strafilococco Aureo non è limitato solo alla chirurgia estetica, ma riguarda tutta la chirurgia: incidendo la cute, può verificarsi il passaggio del batterio in circolo. Le norme che devono seguire i chirurghi plastici sono esattamente le stesse che ogni chirurgo deve seguire nell’esecuzione di un intervento chirurgico e possono essere riassunte in quattro punti: primo, controllare stato di salute del paziente e raccogliere una accurata storia personale; secondo, operare in ambiente chirurgico quindi sterile, batteriologicamente controllato; terzo, eseguire una accurata disinfezione della cute prima e dopo l’intervento; quarto, instaurare una adeguata profilassi antibiotica peri e intrachirurgica. La chirurgia estetica ed in particolare il lifting non ha alcun motivo di essere più esposta a questo tipo di infezione rispetto alla normale chirurgia e comunque parliamo di 4 casi su 780 lifting, che peraltro non hanno determinato alcuna conseguenza grave per i pazienti. Ovviamente devono essere ripettati i quattro punti sopradescritti e, altrettanto ovviamente, interventi che prevedono lunghe cicatrici ed ampie esposizioni di tessuto espongono maggiormente a qualsiasi infezione (e quindi anche allo Strafilococco Aureo) rispetto ad interventi in endoscopia che prevedono limitate cicatrici, esposizione tissutale quasi inesistente e tempi di ospedalizzazione limitati. Anche per questo, ormai da anni, pratico il lifting endoscopico che permette di ottenere i risultati eccellenti raggiungibili solo con il bisturi, abbinati a un’invasività minima che ricorda le metodiche soft della medicina estetica».

    Lifting endoscopico. Il lifting endoscopico corregge i segni del tempo in modo soft e senza cicatrici. L’innovativa tecnica, inventata negli anni ’90 negli Stati Uniti da Nicanor Isse, è stata portata in Italia da Gennai, dopo averla appresa in America direttamente da Isse. Sulla sommità della fronte vengono eseguite 4 o 5 incisioni di un centimetro e mezzo, che non lasciano cicatrici. Da qui viene introdotta una piccola telecamera di 4 millimetri di diametro che riproduce su un monitor la visione di quanto accade sotto la pelle, consentendo così di riposizionare, con l’ausilio di microstrumenti, i tessuti profondi con maggiore precisione e fissarli con fili e gancini riassorbibili. L’effetto è naturale, perché si riempiono i tessuti senza tirare la pelle.

    Alessandro Gennai. Laureato con lode nel 1988 in Medicina e Chirurgia all’Università degli studi di Modena, Alessandro Gennai ha frequentato la Scuola Internazionale di Medicina Estetica alla Fondazione Fatebenefratelli di Roma e la specializzazione in Chirurgia Generale al Policlinico Universitario di Modena, per poi proseguire gli studi all’estero (Los Angeles, Chicago, Spagna, Brasile e Argentina). Gennai, che ha partecipato a numerose trasmissioni televisive e radiofoniche come consulente per problematiche di chirurgia plastica ed estetica, è socio della Eafps, European Academy of Facial Plastic surgery. Lo studio si trova in via delle Lame a Bologna (www.gennaichirurgia.it).









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