
Da ricordare che il nuovo contratto nazionale prevede un aumento mensile delle retribuzioni a regime pari a 142 euro, al parametro 137, con il 62% di tale importo erogato nei primi 10 mesi di vigenza contrattuale, l’istituzione del fondo sanitario integrativo con il contributo a carico dell’impresa di 10 euro mensili per singolo lavoratore e l’integrazione economica dell’aspettativa facoltativa per maternità attraverso la bilateralità contrattuale.
Forte l’affermazione del voto favorevole, con percentuali che superano il 96%, nelle più grandi industrie alimentari modenesi: Grandi Salumifici Italiani, Inalca (Gruppo Cremonini), Tre Valli, Italcarni e Granarolo.
L’unica impresa in cui si è affermato il no è Cantine Riunite & CIV. L’inequivocabile risultato ottenuto, sia in termini di partecipazione alle assemblee, ma anche per l’esito della consultazione, dimostra che i lavoratori e le lavoratrici del settore dell’industria alimentare modenese hanno apprezzato l’intesa raggiunta. Un’intesa non scontata, ottenuta con quattro mesi di trattativa, costata 16 ore di sciopero, blocco degli straordinari e delle flessibilità.
Un contratto nazionale che è stato ottenuto grazie alla forte determinazione delle Organizzazioni sindacali di categoria a portare avanti una piattaforma unitariamente, in un difficile contesto economico e con un accordo separato sul modello contrattuale che ha provocato profonde divisioni sindacali.
Il contratto nazionale degli alimentaristi dimostra che è possibile rinnovare i contratti tutti insieme, consegnando ai lavoratori un importante risultato economico ma anche di conquistare nuovi diritti. I lavoratori e le lavoratrici dell’industria alimentare, partecipando numerosi alle assemblee di consultazione, sia nella fase di preparazione della piattaforma che nella fase di valutazione dell’accordo, hanno dimostrato che la democrazia sindacale è ancora un valore fondamentale. Negando questo valore è impossibile tutelare gli interessi e i bisogni dei lavoratori.
Il contratto nazionale degli alimentaristi dovrebbe far riflettere i sostenitori degli accordi separati, come quello siglato da Fim/Cisl e Uilm/Uil con Federmeccanica, che hanno firmato un contratto senza una consultazione democratica fra tutti i lavoratori del settore. Un accordo separato che divide i lavoratori, li priva del diritto di esprimersi, spacca i sindacati e inasprisce il conflitto sociale nel nostro paese.




