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Bazzano: interessante mostra archeologica alla Rocca dei Bentivoglio

Bazzano_Fornace_MinelliBucefalo e Alessandro Magno, Incitatus e Caligola. Al pari del suo padrone, il cavallo attraversa spesso la storia da autentico protagonista: non è un caso che i Greci ne abbiano usato uno, seppur di legno, per espugnare l’impenetrabile Troia. Efficace strumento in una serie di attività fondamentali, dal trasporto al traino, fedele compagno a caccia e in guerra, nobile partner in manifestazioni ludiche o religiose, da sempre il cavallo è icona di prestigio e potere.

Nel mondo antico il cavallo era un vero status symbol: il suo possesso era un tale segno di distinzione sociale che agli inizi dell’età del Ferro comincia ad affermarsi, anche a livello iconografico, un’aristocrazia che potremmo definire “equestre”.

Nei corredi delle tombe principesche iniziano a comparire ceramiche con immagini di cavalli, morsi in bronzo, finimenti e bardature equine, fibule ed altri oggetti configurati a cavallino, puntali, sonagli e a volte persino l’intero carro. In alcune necropoli è stata trovata la sepoltura dell’animale stesso.

È l’inizio di quell’identità tra cavalleria e patriziato che porterà alla supremazia dei possessori di carri e cavalli, portatori di una cifra di eccellenza che sopravvive ancora oggi nella semiotica e nel lessico quotidiano.

Proprio alla figura del cavaliere è dedicata la mostra “Cavalieri etruschi dalle Valli al Po. Tra Reno e Panaro, la valle del Samoggia nell’VIII e VII sec.a.C.”, allestita alla Rocca dei Bentivoglio di Bazzano (BO) dal 12 dicembre al 5 aprile 2010.

L’esposizione illustra il popolamento della Valle del Samoggia nell’VIII e VII sec. a.C. basandosi sui materiali rinvenuti in sepolture indagate per lo più nell’Ottocento. La distribuzione territoriale delle necropoli e l’analisi dei corredi tombali consente di ricostruire le varie fasi della nascita e affermazione dei gruppi aristocratici nel periodo Villanoviano e di riflettere sulle modalità con cui controllavano questa fertile pianura e le vie di comunicazione.

Seppur spesso decontestualizzate, queste testimonianze offrono opportunità di confronto con i reperti più significativi di Bologna e delle valli del Reno e del Panaro, permettendo di analizzare i rapporti tra queste e il versante toscano che comprende le aree di Firenze, Prato e Pisa.

La mostra espone circa 500 reperti provenienti da corredi tombali di queste aree, parures di fibule ed altri oggetti di ornamento in bronzo, osso, ambra e pasta vitrea, ceramiche, oggetti deposti con evidente valore simbolico e rituale per esprimere il ruolo e rango di quell’elite che inizia a distinguersi anche ad ovest di Bologna/Felsina a partire dalla metà dell’VIII sec. a.C. Insuperabile icona di queste aristocrazie rurali sono le stele protofelsinee e i segnacoli funerari con immagini antropomorfe presenti in mostra.

L’esposizione di Bazzano offre un’importante occasione per presentare nella loro interezza le testimonianze villanoviane provenienti dalla vallata, esposte per la prima volta in modo unitario.

Oltre ai reperti del comprensorio samoggino, si possono ammirare alcuni prestigiosi contesti funerari provenienti dalle valli del Reno, del Panaro e dell’Arno, riferibili a personaggi di alto rango. Di particolare rilievo, la ricostruzione di una ricca tomba di Casalecchio di Reno, con stele funeraria figurata.

La sezione tematica della mostra è incentrata sulla figura del cavaliere etrusco, ricostruita sulla base dei numerosi reperti che fanno esplicito riferimento al possesso del carro e del cavallo e alla sua esibizione all’interno del corredo funerario. Molte tombe hanno restituito morsi equini e altri oggetti legati alla bardatura del cavallo o che rimandano al suo possesso, esibiti nell’ambito di un complesso rituale funerario che prevedeva la deposizione di offerte alimentari, oggetti con funzione squisitamente rituale, caratterizzati da forme e decorazioni peculiari, talora sottratti alla sfera dei vivi mediante defunzionalizzazione.

Altrettanto pregnante è l’analisi della figura del cavallo, animale sempre presente nelle tombe più ricche di età villanoviana, sia per gli oggetti connessi alla sua bardatura o al carro, che sotto forma di raffigurazione ceramica. Tale figura aveva la doppia, inscindibile valenza di indicatore sociale di personaggi di alto rango e di simbolo del loro viaggio nell’oltretomba.

La mostra è curata da Rita Burgio e Sara Campagnari ed è promossa dal Museo Civico Archeologico “Arsenio Crespellani”, Fondazione Rocca dei Bentivoglio e Comune di Bazzano, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna. I materiali esposti, oltre che dal Museo Civico di Bazzano, provengono dal Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, dal Museo Civico Archeologico di Bologna, dal Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena, dal Museo Civico di Castelfranco Emilia, dal Museo Archeologico Ambientale di San Giovanni in Persiceto, dal Museo Civico di Stellata di Bondeno e dalle Soprintendenze per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e della Toscana.

Per approfondire i principali argomenti della mostra, gli alunni delle scuole elementari e medie potranno partecipare a laboratori didattici dedicati alla cultura Villanoviana, alla produzione ceramica e alla figura del cavaliere.