
Secondo l’accordo i lavoratori avrebbero potuto usufruire della cassa integrazione in deroga erogata con i fondi della Regione, che tuttavia subordina tali erogazioni alla partecipazione a corsi di riqualificazione.
Dalla lettera emerge quella che i lavoratori considerano una “rigidità di applicazione delle regole regionali” su queste attività di formazione: regole che, “seppure giuste, – si legge nel testo – non tengono conto del fatto che nelle piccole ditte terziste, in questo periodo, si vive alla giornata e, quindi, come è capitato alla nostra azienda, la sospensione dal lavoro è difficilmente programmabile”.
Ai dipendenti dell’azienda risulterebbe quindi impossibile partecipare ad incontri con i Centri per l’impiego per pianificare la frequenza ai corsi. Ma “senza incontri e, quindi, senza corsi” non verranno erogate le risorse previste per i giorni di sospensione a zero ore, quindi gli interessati non riceveranno i fondi previsti.
Bortolazzi chiede quindi come possa essere affrontata questa situazione, probabilmente comune a tante altre piccole aziende artigiane del territorio, e se, all’interno del ‘Patto per attraversare la crisi” della Regione, che ha permesso la stipulazione di molti accordi tra le parti sociali consentendo di salvare almeno 40 mila posti di lavoro, siano previste soluzioni per casi come questo.




