
“Quello che infatti forse non a tutti è chiaro – ha spiegato Richetti che è stato relatore della legge – e’ che l’assegnazione a tali istituti avviene alla fine della pena detentiva carceraria, quando una volta scontata per intero la condanna, la persona anziché essere rimessa in libertà, è sottoposta a una ulteriore misura di sicurezza, a discrezione del magistrato. Anzi il paradosso è che vi sono casi di persone che nella fase di semilibertà o dopo essere usciti dal carcere avevamo trovato un lavoroall’esterno e l’hanno perso perchè una volta internati non sono stati concessi loro i permessi per continuare a svolgere l’attività.
Richetti ha spiegato che questa reclusione “crea la paradossale condizione di detenuto senza pena”. La situazione delle case di lavoro è stata, del resto, ben inquadrata dallo stesso Presidente del Tribunale di Sorveglianza dell’Emilia-Romagna dott. Maisto in un’audizione resa alla Commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali dell’Assemblea Legislativa, dello scorso 16 dicembre. Il presidente Maisto ha sottolineato come l’istituto “sia un retaggio, quasi un rudere – lo ha definito – del nostro ordinamento la cui mancata modifica è dovuta al fatto che è stato sempre applicato molto raramente. Negli ultimi tempi – ha riferito il Presidente Presidente del Tribunale di Sorveglianza – c’è stato un revival di questo tipo di misure di sicurezza, principalmente officiato dalla procura Generale e dalla Procura della Repubblica di Napoli, intenzionata ad allontanare da Napoli alcuni detenuti camorristi. Poiché in Campania – ha spiegato ancora il presidenteMaisto – non vi sono case di lavoro, questi detenuti sono stati inviati nelle case di lavoro dell’Emilia-Romagna”.
La misura dell’assegnazione ad una Casa di lavoro, oltre che dal Codice penale (in particolare agli artt. da 215 a 218), è regolata dall’ordinamento penitenziario, che prevederebbe l’obbligatorietà del lavoro al suo interno. Nella realtà manca spesso la possibilità di lavorare anche a causa del sovraffollamento che grava anche in queste strutture tanto da consentirne lo svolgimento solo a rotazione e per periodi limitati.
“Il nostro progetto di legge offrirebbe inoltre allo Stato – ha concluso Richetti – la possibilita’ di riutilizzare gli spazi per altre forme detentive”.




