
«Per tutelare l’occupazione e il reddito delle famiglie avremo bisogno di ricorrere ancora agli ammortizzatori sociali – dice Falcone – Tuttavia dobbiamo sforzarci di superare la logica emergenziale e un po’ assistenzialista di certi interventi e lavorare in prospettiva affinché il nostro territorio continui a essere conveniente per le imprese insediate qui da anni e attraente per investitori italiani e stranieri alla ricerca di condizioni socio-economiche favorevoli per l’avviamento di nuove attività».
Per il segretario della Cisl l’unico modo per evitare l’impoverimento dell’apparato produttivo e il conseguente rischio di deindustrializzazione è recuperare il gap infrastrutturale viario, logistico, informatico ed energetico che penalizza la nostra provincia rispetto ad altre aree d’Italia e d’Europa. «La Maserati deve restare a Modena perché – spiega Falcone – solo qui trova le condizioni e le professionalità necessarie per produrre le sue auto. Lo stesso dicasi per la Ferrari e tante altre aziende meno note, ma ugualmente artefici di quel marchio “made in Modena” apprezzato nel mondo».
Un contesto territoriale favorevole, però, non ha bisogno solo di attività industriali o servizi di qualità alle imprese, ma anche di un sistema di assistenza e protezione sociale che assicuri il benessere delle persone anche al di fuori del luogo e dell’orario di lavoro. Per questo la Cisl insiste da tempo con le amministrazioni locali sulla necessità di riformare il welfare rendendolo più inclusivo e rispondente ai nuovi bisogni dei cittadini. Il sindacato di Palazzo Europa si appella anche alle banche, che nei prossimi mesi dovranno valutare molti bilanci aziendali e familiari con “il segno meno”.
«Chiediamo agli istituti di non usare i vincoli di Basilea in modo rigido e di concedere credito secondo una logica di comunità per rafforzare le imprese, aiutare i lavoratori e – conclude Francesco Falcone – sostenere i consumi delle famiglie».




