Riportare il settore delle costruzioni nell’agenda politica, come elemento imprescindibile per lo sviluppo e la crescita del Paese. È questo l’obiettivo con cui una nutrita delegazione di imprenditori aderente ad Ance Modena parteciperà mercoledì primo dicembre alla manifestazione nazionale indetta in piazza Montecitorio dagli Stati generali delle costruzioni.
A Modena, così come nel resto d’Italia, il settore edilizio è in forte difficoltà. Da ottobre 2008 a settembre 2010, le imprese sono passate da 1.800 a 1.386 (-23 per cento ), e i lavoratori da 7.543 a 6.127 unità (-19 per cento). Se si guarda alle ore lavorate i numeri sono ancora più impietosi: da 1.092.024 ore si passa 816.230 (-25 per cento). Le cifre, aggiornate a oggi, sono fornite dalle Casse edili della provincia di Modena (l’ente paritetico costituito da sindacati e datori di lavoro).
Ance, insieme alle organizzazioni sindacali, alle associazioni delle imprese artigiane, alle cooperative e a tutta la filiera delle costruzioni, denuncia l’assenza di una politica economica e industriale per un settore che da sempre svolge un ruolo di traino per il Paese.
«Non si tratta di chiedere nuove risorse, né di ottenere vantaggi e privilegi per la categoria», afferma il presidente di Ance Modena Stefano Betti (foto). «Vorremmo, molto modestamente, che fosse restituita al settore la priorità che gli compete attraverso una serie di interventi strutturali».
Tra gli interventi strutturali accennati da Betti, sei sono assolutamente essenziali: abbattere i tempi biblici con cui le amministrazioni pubbliche pagano alle imprese i lavori eseguiti; fare chiarezza sulle risorse effettivamente disponibili per gli investimenti infrastrutturali; eliminare le misure fiscali penalizzanti per il comparto edile; semplificare la normativa esistente: sui cantieri regole semplici e più controlli; combattere la criminalità organizzata nel settore degli appalti; allineare il costo del lavoro a quello degli altri comparti produttivi.
«A Roma», conclude Stefano Betti, «ci saremo per portare al mondo politico una testimonianza del profondo e grave malessere che non risparmia più nemmeno un territorio dinamico come Modena. La misura è colma: le imprese e i lavoratori edili hanno pagato e continuano a pagare a questa crisi un prezzo troppo alto. Se non ci sarà un’inversione di tendenza il 2011 sarà ancora peggio di questo 2010».