
Da questo emerge “la durata media dei procedimenti contenziosi definiti con sentenza dai tribunali nel periodo considerato, e impugnati davanti alla corte, e’ stata di 5 anni e 9 mesi, mentre la durata media dei procedimenti decisi in appello e’ stata di 4 anni e 4 mesi. E pertanto, essendo stato di 8 mesi il tempo medio intercorso tra l’uno e l’altro grado, la sentenza di appello e’ giunta mediamente dopo 10 anni e 9 mesi dall’introduzione del procedimento in primo grado”. E per Lucentini, se “nel futuro nulla dovesse cambiare occorrera’ ben di piu’ ove si consideri, quanto alla corte, che le cause sono oggi rinviate per la precisazione delle conclusioni a udienze che toccano addirittura l’anno 2018”.
Sempre dalla relazione emerge che “in Corte d’Appello le pendenze finali risultano aumentate in misura consistente nonostante il buon aumento delle definizioni; e dove sono aumentate, ancora in misura consistente, sia le prescrizioni dichiarate che il tempo occorrente per definire i processi”.
E in effetti i dati delle prescrizioni lo confermano. “In Corte d’Appello le sentenze di prescrizione sono state 1.176 con un incremento del 31% rispetto al periodo precedente. La durate media dei processi e’ stata di 1.063 giorni mentre nel periodo precedente era di 886 giorni e di 840 giorni nel periodo ancora precedente”.
A causare questo disastro, ha spiegato Lucentini, sono “un sistema normativo inadeguato a contrastare una criminalita’ sempre piu’ astuta ed agguerrita e un contenzioso civile tra i piu’ alti d’Europa per causa di una esasperata litigiosita’; il sottodimensionamento delle piante organiche dei magistrati nei vari uffici e la non tempestiva copertura dei costi; la persistente scopertura dei posti del personale di cancelleria; la mancanza, infine, di risorse e di adeguati mezzi materiali”. Per Lucentini il legislatore potrebbe intervenire creando testi unici, semplificando i codici del processo e depenalizzando.
I tempi sono lunghi anche per lo smaltimento dell’arretrato. A tal proposito scrive Lucentini nella sua relazione: “Assai grave e’ la situazione in cui si trova la Corte d’Appello perche’ occorrerebbero ben 3 anni e 3 mesi (in diminuzione rispetto all’anno precedente) per lo smaltimento dell’arretrato nel civile e ben 3 anni e 8 mesi per lo smaltimento dell’arretrato esistente presso la sezione lavoro”.



