
Il pane, il latte, la frutta, la verdura e i beni di prima necessità tendono ormai a ridursi allo stretto indispensabile. Al secondo trimestre dell’anno gli operatori modenesi del settore alimentare fanno infatti registrare un andamento dei ricavi tendente decisamente al ribasso: -3,3% rispetto sullo stesso periodo 2010. E non va certamente meglio tra i negozi di abbigliamento, calzature o elettrodomestici. Al calo della clientela si aggiunge ovviamente quello delle vendite e di conseguenza degli introiti con -1,6% se confrontato al medesimo periodo dell’anno passato. “Dati disarmanti – rimarca Confesercenti – che non solo allontanano ipotesi di risalite e sono già in parte condizionati dalla previsione di oltre 5 punti percentuali di calo già stimato per il terzo trimestre 2011, nel settore dei pubblici esercizi”.
Non è migliore la situazione dal punto di vista occupazionale. Ad essere più penalizzata la vendita al minuto nel settore extralimentare: il calo degli addetti è stato in questo caso nel periodo gennaio/settembre del 3,0%; maggiore invece la flessione dal punto di vista delle ore lavorate, -4,5% rispetto al 2010. E non va meglio poi tra il personale nei bar e nei ristoranti e nei pubblici esercizi in genere: calano dell’1% gli addetti e dell’6,4% le ore di lavoro.
“Un quadro preoccupante – dichiara il Direttore generale di Confesercenti Modena Tamara Bertoni – in cui il sistema delle imprese commerciali arretra significativamente sui ricavi e continua a perdere progressivamente numero di occupati. Inevitabile conseguenza di un’economia ferma ormai da diversi anni e di forti difficoltà a riassorbire la disoccupazione. Le famiglie continuano a diminuire i consumi compresi quelli di prima necessità, mentre sempre più spesso attingono ai risparmi, che infatti risultano in netta diminuzione, per cercare comunque di assicurarsi una sufficiente capacità di acquisto. Questa situazione però non potrà protrarsi all’infinito, in quanto le famiglie non potranno più di tanto attingere al proprio risparmio e i contraccolpi in termini di ulteriori calo dei consumi non mancheranno di farsi sentire. Considerazioni per altro supportate dalle previsioni economiche per il prossimo futuro: un Paese che nelle migliori delle ipotesi non cresce, la disoccupazione che tende a cronicizzarsi, il reddito delle famiglie sempre più sottoposto ad erosione anche per effetto della ripresa dell’inflazione. Le ripercussioni sulla rete commerciale sono destinate dunque ulteriormente ad aggravarsi. I dati nazionali proiettano il rischio di nuove ed ulteriori chiusure di 65 mila imprese, nel prossimo anno, con la perdita di oltre 120 mila posti di lavoro. Anche se il nostro territorio non dispone di strumenti di analisi in grado di valutare l’impatto di questa crisi sulla rete commerciale, possiamo però ragionevolmente ritenere che non potrà sfuggire a queste dinamiche negative. A ciò va poi aggiunto che, già dall’inizio della crisi, molte imprese sono state relegate verso situazioni di marginalità che le espongono quotidianamente al rischio di espulsione definitiva del mercato”.


