
Il documento chiede “che l’attenzione e la preoccupazione per l’incolumità di Giovanni Tizian e di tutti quelli che hanno subito o subiscono intimidazioni o minacce dalla criminalità organizzata, non diminuisca con l’affievolirsi dell’attenzione mediatica, ma che oltre alle forze dell’ordine, tutti i cittadini si sentano responsabili e coinvolti: la difesa e la tutela di chi lotta quotidianamente contro l’infiltrazione mafiosa coincide con la difesa della libertà e della democrazia”. Chiede in conclusione “di prevedere, con i tempi e le modalità suggerite dall’amministrazione, l’organizzazione di eventi o rassegne sul tema dell’anti-mafia, al fine di sensibilizzare ulteriormente i cittadini”.
Nel confronto del Consiglio Comunale, durante il quale si sono espressi Marco Biagini, Graziano Bastai, Antonio Grazioli, Luciano Dian e il presidente Elisabetta Valenti, particolare accento è stato posto sulla necessità della prevenzione, della sensibilizzazione, sulla presenza anche nella nostra regione della malavita organizzata, sulla debolezza dello stato che non protegge i cittadini che denunziano, sulla vigilanza del comune negli appalti.
Il sindaco Claudio Pistoni, ricordando come a Fiorano è venuto un giovane e non ancora famoso Saviano a presentare Gomorra, ha sottolineato come il tessuto sociale è stato forte fino agli anni novanta, ma adesso rischia di essere più debole e più permeabile alle infiltrazioni per la situazione economica, per le caratteristiche del mercato globale.
Ha quindi confermato che domenica 19 febbraio, alle ore 17, Giovanni Tizian sarà a Spezzano, a casa Corsini, per presentare il suo libro ‘Gotica’, edito da Round Robin, in un incontro guidato dal giornalista Dario Guidi al quale partecipano anche il sindaco Claudio Pistoni e il presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna Matteo Richetti
Da quando Giovanni Tizian è costretto a vivere sotto scorta, l’Associazione Da Sud, della quale è militante, ha dato vita alla campagna ‘Io mi chiamo Giovanni Tizian’, con la consapevolezza che la solidarietà non basta e tutti possono fare delle buone pratiche antimafia nella vita quotidiana, come afferma lo stesso giornalista: “Io mi chiamo Giovanni Tizian perché non sono né un eroe e né un simbolo. Faccio la mia parte, mentre altri vi hanno rinunciato da tempo. Sono e siamo la società civile: se non lo facciamo noi, chi deve farlo?”.




