
La ricostruzione dei fatti eseguita dagli investigatori è partita dalla telefonata che aveva informato il 115 dell’incendio. L’interlocutore che era rimasto anonimo aveva però mantenuto un tono particolarmente agitato e carico di apprensione, decisamente superiore alla media e ingiustificato per un semplice testimone. I militari, insospettiti, hanno quindi identificato il titolare dell’utenza che è risultato appunto l’uomo che era peraltro noto per le sue pregresse vicende, sia familiari che giudiziarie.
I successivi accertamenti hanno permesso acquisire elementi inequivocabili sulla presenza dell’uomo in zona prima dell’incendio: egli, prima dell’apertura degli uffici, attraverso l’effrazione della porta d’ingresso secondaria, accedeva all’interno della sede comunale e appiccava il fuoco alimentandolo con benzina che aveva con sé in un recipiente. Le fiamme causavano alcuni danni agli arredi e alle apparecchiature.
Il 42enne, disoccupato e con precedenti di polizia, messo alle strette ha infine confessato ai militari di aver commesso il delitto giustificandolo per non aver ricevuto la dovuta assistenza dall’ufficio comunale preposto.




