Si terrà questa mattina nel carcere di Reggio Emilia l’interrogatorio di garanzia del 24enne originario di Rosarno ed abitante a Casalgrande, dove era sottoposto ai domiciliari per il reato di rapina. Il giovane nei giorni scorsi è stato raggiunto dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia – che operando in sinergia con i colleghi di Reggio Calabria hanno condotto le indagini – i quali hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di diversi soggetti, tra cui il giovane arrestato a Casalgrande, appartenenti alla Ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “Belocco” operante a Rosarno ed in tutta la piana di Gioia Tauro. Pesanti come un macigno i capi d’imputazione rubricati nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere: dall’associazione di tipo mafioso, alla rapina in concorso aggravata, passando per la detenzione illegale di armi, favoreggiamento personale, concorso in intestazione fittizia di beni tutti aggravati.
Dalla Calabria alla Lombardia fino alla Svizzera. Se già altre recenti inchieste, e soprattutto il maxi-blitz ‘Crimine-Infinito’ del luglio 2010, avevano accertato che la ‘ndrangheta ormai e’ una struttura unitaria, con basi da sud a nord, l’operazione contro la cosca dei Bellocco, che complessivamente ha portato a 23 arresti, fotografa un campo d’azione ancora piu’ largo. Un profilo ”internazionale” della mafia calabrese che si somma al sempre piu’ pervasivo ”inquinamento” dell’economia e al controllo della politica.
Su una delle piu’ potenti famiglie di ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, sui suoi ‘manovali’, su imprenditori collusi che gestivano una grande azienda di call center e su altri ‘colletti bianchì, si sono abbattute ben tre diverse ordinanze di custodia cautelare: due emesse dai magistrati di Reggio Calabria (tra cui quella eseguita nei confronti del “calabrese – reggiano”) e una dal Gip di Milano. Si tratta di un’inchiesta a ‘quattro teste’ coordinata dalle Dda di Milano e Reggio Calabria, dalla Procura di Palmi e dalla Procura federale di Lugano, e che ha visto in azione polizia e carabinieri e anche il Gico e la Gdf di Milano, che hanno sequestrato beni per 10 milioni di euro.



