L’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) registra a novembre una diminuzione dei consumi del 2,9% su base annua ed una flessione dello 0,1% rispetto al mese precedente. In termini di media mobile a tre mesi l’indicatore, corretto dai fattori stagionali, mostra un arretramento, proseguendo nel trend in atto dalla fine del 2011. I dati dell’ICC relativi ai primi 11 mesi, -2,9% rispetto all’analogo periodo del 2011, mostrano con una certa evidenza come il 2012 si avvii ad essere ricordato come l’anno più difficile per i consumi del secondo dopoguerra. La riduzione è, infatti, la più elevata registrata dall’inizio delle serie storiche.
“I dati relativi al sentiment di famiglie ed imprese – dichiara Carlo Galassi, Presidente provinciale Confcommercio Modena – ci confermano il permanere di elementi di difficoltà all’interno dell’economia italiana, che trovano riscontro negli elementi di criticità dell’area modenese. È preoccupante, in particolare, che le famiglie continuino a percepire un peggioramento della propria condizione economica, elemento che ne frena le capacità di spesa e più complessivamente la propensione all’acquisto”.
Ed in effetti ‘andamento annuo dell’ICC di novembre riflette una diminuzione del 3,6% della domanda relativa ai servizi e del 2,7% della spesa per i beni.
In un contesto che ha registrato per la quasi totalità dei beni e servizi una pesante riduzione delle quantità acquistate dalle famiglie, rispetto all’analogo mese del 2011, l’unico segmento che continua a mostrare un andamento positivo è quello relativo ai beni e servizi per le comunicazioni. I beni e servizi per la cura della persona mostrano una domanda stabile, dinamica dovuta alla spese per la salute, servizi e prodotti.
“Si tratta di dati – commenta Galassi – che fotografano la drammaticità e la profondità di questa crisi che colpisce tutte le imprese e tutti i territori”.
“È forte l’auspicio – conclude Galassi – che i saldi, che entreranno nel vivo nei prossimi giorni, possano almeno dare una boccata d’ossigeno al commercio. Ciò nella consapevolezza che per ridare strutturalmente slancio e respiro al nostro settore servirebbe innanzitutto una riduzione della pressione fiscale, che ha ormai raggiunto livelli insopportabili per imprese e famiglie”.


