
Per il giudice, Giovanni Salina, il cognato ed il figlio, quindi nipote acquisito della defunta, avevano istaurato con la donna “un rapporto di affinità particolarmente intenso, continuo e duraturo nel tempo” tanto da sussistere “la sostanziale equiparabilià’ a quello intercorrente tra fratelli” da risarcire in base alle tabelle elaborate dal Tribunale di Milano. A testimonianza dell’intensità di tale legame, la donna aveva nominato il nipote acquisito come erede.



