
Quello di Tortora fu un caso emblematico di malagiustizia e mala informazione. Il 17 giugno del 1983 venne arrestato all’alba e condotto davanti alle telecamere con le manette ai polsi, con l’accusa di affiliazione alla camorra. L’opinione pubblica si divise tra innocentisti e colpevolisti. Il conduttore di Portobello trascorse sette mesi in regime di carcere duro, l’assoluzione con formula piena arrivò solo nel 1986, il rientro in tv – quello del famoso “Dove eravamo rimasti?” – avvenne nel febbraio 1987.
Biacchessi ha scritto “Enzo Tortora. Dalla luce del successo al buio del labirinto” con il dichiarato obiettivo di restituire al lettore la figura del giornalista, uomo innocente rimasto imbrigliato nelle pieghe di una giustizia ingiusta. Il saggio vuole ricordare l’Italia di quegli anni, un Paese che agisce d’impulso, che esalta e atterra i propri miti. Accanto alla storia di Tortora, scorre quella della società italiana. La postfazione è firmata da Silvia Tortora, una delle figlie di Enzo, giornalista che ha vissuto la tragica epopea paterna, facendo poi lo sforzo di sopravviverne in qualche modo. Della riabilitazione a tutti i livelli del padre ha fatto una sorta di missione, difendendolo con forza e non riuscendo a perdonare quella gogna mediatica.
Ingresso libero. Info: 059.568580/1



