Home Appennino Reggiano Filippi (FI): “un simbolo di speranza a Cernaieto”

Filippi (FI): “un simbolo di speranza a Cernaieto”

nuova-croce-cernaietoA Cernaieto, luogo tristemente noto per la strage partigiana compiuta nel 1945 a guerra finita, è comparso un simbolo di speranza. A pochi metri dalla targa commemorativa in ricordo dei ventiquattro caduti è stata sistemata con cura una croce di legno, simbolo di misericordia e pietà. Una croce costituita da due tavole di abete unite tra loro.

A Cernaieto nove anni fa è stato allestito un sacrario in ricordo delle ventiquattro vittime, a volerlo sono stati i familiari dei caduti, sostenuti in questa opera di imperitura memoria dal Consigliere regionale di Forza Italia Fabio Filippi.

“La strage di Cernaieto – ha dichiarato Filippi – è rimasta indelebile nella mente di molti reggiani: è difficile infatti dimenticare quella profonda buca, trasformata in una fossa comune, dove furono gettati dai partigiani comunisti ventiquattro persone, fra i quali tre donne e quattro minorenni.

Non sappiamo chi sia stato a settant’anni dalla strage a compiere questo atto di compassione, forse un partigiano pentito, forse un parente di una delle vittime, certamente il gesto dona un valore aggiunto a quel luogo brutalmente dissacrato nel 1945.

Non sappiamo nemmeno se sotto la croce ci siano resti umani. Sono disponibile a parlare con chi ha compito un gesto tanto nobile, sarei felice di ascoltare la sua storia, aggiungendo un nuovo tassello ai fatti di Cernaieto.

Una nuova speranza nasce in noi, i cittadini hanno capito che quello che ci viene raccontato nei libri di storia non sempre corrisponde alla verità, che in alcuni casi mistificazioni palesi hanno travalicato la realtà.

I simboli religiosi e laici posti in questi anni a Cernaieto sono oramai diventati patrimonio delle nostre terre, della nostra storia, della nostra cultura. Da anni gli atti vandalici sono del tutto assenti. Cernaieto è diventato un luogo di preghiera e giustizia come noi tutti speravamo fin dall’inizio.

Le stesse istituzioni, in alcuni casi refrattarie a riconoscere ufficialmente quanto accaduto a guerra finita nelle nostre terre, devono oggi fare ammenda, comprendere l’importanza di un luogo, prima simbolo di prevaricazione e ingiustizia e oggi simbolo di misericordia ed equità, che oramai appartiene all’intera cittadinanza”.