
Con il decreto del febbraio 2014, il ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato Sogin (la soci?età di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, compresi quelli prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare) a svolgere i lavori per la disattivazione accelerata (ovvero, in un’unica fase) della Centrale di Caorso. Pochi mesi dopo, a giugno 2014, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha emesso la “Guida Tecnica 29” contenente i “Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività”: rappresenta il primo degli adempimenti previsti per la costruzione di un deposito dove stoccare tutti i rifiuti radioattivi prodotti in Italia. A livello nazionale, infatti, occorre trovare una collocazione per 75.000 metri cubi di rifiuti di media e bassa attività e altri 15.000 di alta attività derivanti dal “riprocessamento” del combustibile irraggiato.
“La Regione Emilia-Romagna conferma il proprio impegno e la massima attenzione al decomissioning della Centrale di Caorso attraverso tutti gli strumenti istituzionali – sottolinea l’assessore all’Ambiente Paola Gazzolo – . La Regione ritiene, inoltre, indispensabile il proprio coinvolgimento nell’iter di individuazione del deposito nazionale, ribadendo però la ferma contrarietà ad ospitarlo nel proprio territorio”.
Per Caorso, l’autorizzazione a Sogin è articolata in cinque progetti: trattamento dei rifiuti radioattivi pregressi, adeguamento dei depositi temporanei presenti nel sito, interventi nell’edificio reattore e ausiliari, bonifica e monitoraggio e, infine, rilascio del sito. Il rilascio del sito senza condizionamenti radioattivi (“green field”) è ipotizzata nel 2026, qualora il Deposito nazionale sia realizzato entro il 2020.




