
La camminata in 6 tappe, della durata di un’ora e trenta, adatta a tutti, è a partecipazione libera.
Daniel degli Esposti e Paola Gemelli, on Cristina Ravazzini che leggerà documenti storici e testimonianze, proveranno a chiarire se la festa fu celebrata anche nel 1943, in piena seconda guerra mondiale. In quella serata, l’annuncio dell’armistizio condizionò l’evento?
“È difficile vivere a Fiorano Modenese – raccontano i protagonisti del racconto – all’inizio degli anni Quaranta. Dopo le guerre di conquista, volute già dal 1935 dal regime fascista per formare l’impero, l’intervento nel secondo conflitto mondiale costringe la popolazione a nuovi sacrifici. Il cibo è sempre più scarso, non ci sono soldi per costruire l’acquedotto e manca persino la rete fognaria. Eppure le feste dell’8 settembre continuano a essere molto partecipate”.
“Com’era già accaduto durante la Prima guerra mondiale, masse di fedeli salgono al Santuario, chiedendo alla Madonna la salvezza per i propri cari. Secondo la tradizione, l’immagine della Beata Vergine del Castello è miracolosa: nei momenti di sconforto molti si aggrappano alla speranza di una grazia”.
Giancarlo Silingardi, in ‘Fiorano. Un borgo ai piedi di un Santuario’ scrive: “Poi arrivò un settembre diverso da tutti gli altri, col solicello e i rintocchi delle campane a festa. Sul colle, nel piazzale, c’erano poche bancarelle in fila, con i palloncini colorati e i cestelli tricolori delle nocciole, e i fedeli non facevano, no, una folla. Era l’8 settembre 1943. Nel tardo pomeriggio giunse la notizia. L’armistizio era stato firmato. La guerra era finita: i soldati sarebbero tornati a casa. Qualcuno andò in chiesa ad accendere una candela. Qualcun altro disse che il peggio doveva ancora incominciare. Come quasi sempre succede, i pessimisti ebbero ragione. Quella sera tutto sembrava bello. I soldati del Centosessantanove artiglieria, che da qualche tempo erano stati sistemati nelle ville del paese, si vestirono in borghese e se la svignarono. Divise, armi, munizioni furono abbandonate”.


