
Considerato lo stato dei luoghi, il personale della Polizia di Stato ha richiesto l’intervento della Guardia di Finanza al fine di appurare il rispetto delle normative sul lavoro da parte dei titolari dell’azienda tessile. Giunti sul posto, i militari della Guardia di Finanza hanno proceduto ai relativi specifici controlli che hanno accertato numerose violazioni, tra cui l’omessa redazione del Documento di Valutazione dei Rischi, l’omessa predisposizione dei dispositivi antincendio e la non conformità dei luoghi di lavoro ai requisiti del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Dai primi accertamenti il laboratorio clandestino sembra venisse utilizzato per compiere piccoli lavori di artigianato di qualunque genere (sartorie, giardinaggio ecc ecc). Un cittadino cinese, che molto probabilmente si trovava in quel luogo per svolgere attività lavorativa – Z. , classe 1974 – è stato deferito al termine degli accertamenti per il reato di immigrazione clandestina.
La titolare della sartoria, Z.Q., cittadina cinese, classe 1957, è stata deferita per i reati previsti dal Testo Unico per la sicurezza sui luoghi di lavoro (D.Lsg. 81/2008) rispettivamente agli articoli 55, comma 1, lett. A (Omessa redazione del Documento di Valutazione dei Rischi); 55, comma 5, lett. A (Omessa predisposizione dei dispositivi antincendio) e 68, comma 2 (Non conformità dei luoghi di lavoro ai requisiti dell’allegato IV del predetto Testo unico). Deferita anche per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il locale è stato posto sotto sequestro a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di reggio Emilia.




