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Ripartenza, CNA: una cabina di regia per pensare a come riprendere le attività

“Se, e solo se, i dati sanitari lo permetteranno, occorre che il 13 aprile, alla scadenza del lockdown, il nostro Paese si rimetta in moto, perché gli effetti economici dell’emergenza rischiano di diventare irreversibili. Soprattutto in un territorio come il nostro, dove il numero delle imprese che sono dovute rimanere chiuse, in base alle varie normative sono più elevate rispetto alla media nazionale, toccando, in alcuni comuni, addirittura il 70% delle attività”. È un allarme che è sotto gli occhi di tutti quello che ribadisce Claudio Medici, presidente della CNA di Modena.

“Per questo, anche se può sembrare anacronistico, è un dovere iniziare a parlare di ripartenza”. Una ripartenza che non può prescindere dalla tutela della salute del lavoro. “Serviranno regole di ingaggio chiare, a cominciare dalla tipologia di mascherine che si dovranno utilizzare, come è facile prevedere, sui luoghi di lavoro. Ad esempio, riteniamo opportuno prevedere un credito d’imposta per l’acquisto di sistemi di protezione, come è stato fatto per le spese di sanificazione”. “Però è necessario trovare il modo di ricominciare, fatte salve le norme di sicurezza: ci sono imprese che iniziano a ricevere ordini dall’estero, dove il lockdown è strutturato in modo diverso. Se queste imprese non lavorano, rischiano di uscire dalle loro filiere. E a rimetterci non saranno solo gli imprenditori: sarà il lavoro”.

È essenziale ribadire come sia necessario innanzitutto garantire la liquidità alle imprese, punto determinante per evitare effetti irreversibili su molte imprese e, dato che il ritorno alla normalità sarà piuttosto lungo, i sostegni finanziari dovranno di essere di lungo respiro. Occorre che il denaro arrivi anche alle piccole imprese attraverso meccanismi che non facciano riferimento solo al merito creditizio. Va in questo senso la nostra richiesta, di cui sta discutendo il Governo, di un prestito per tutte le imprese, garantito al 90% dallo Stato, pari al 25% del fatturato e con una restituzione in 5/10 anni. Così come occorre pensare a misure di esenzione fiscale per settori che stanno subendo più di altri il peso della crisi: penso al commercio, alla ristorazione, ai pubblici esercizi, ai servizi alla persona”.

Ma l’analisi di CNA vuole soffermarsi sulle azioni locali. “Innanzitutto – sottolinea Medici – occorre distinguere il settore manifatturiero e quella dello dei servizi. Il primo, necessità di finanziamenti che vadano oltre la logica del sussidio e che, come è stato fatto in occasione del sisma, possano innescare investimenti grandi e piccoli. Ad esempio, contributi utili alle aziende per mettere a norma, dal punto di vista sanitario, le imprese e i posti di lavoro. Va anche considerato che le difficoltà di approvvigionamento stanno determinando una ridefinizione delle catene di subfornitura (pensiamo alla meccanica, alla gomma, alla plastica). In questo senso possono avere una grande importanza eventi di B2B.

Diverse, invece, le azioni di sostegno alle attività di servizio alla persona, la ristorazione i pubblici esercizi, sono attività di grande rilevanza sociale e quelle che più hanno patito la strategia di contenimento del virus.

“Innanzitutto, riteniamo opportuno procedere all’apertura del commercio, magari in modo graduale, (poche vie alla volta, contingentando gli accessi?). Ma c’è di più: Il post emergenza può essere l’occasione per un salto culturale, basti pensare a come il commercio a domicilio stia ridisegnando, almeno in questo momento, le abitudini di consumo. Il modello distributivo ha preso forse una strada ben precisa: quella del commercio on line. Riteniamo che il sistema economico – La Camera di Commercio, le Associazioni, le Amministrazioni Comunali – possano e debbano realizzare una piattaforma comune alla quale possano aderire a costo zero tutte le realtà che operano con i privati”.

Ma questo non basta. “Non è difficile immaginare – continua il presidente di CNA Modena – ad una repentina crescita di disoccupati nei prossimi mesi. Molti di questi cercheranno nell’autoimprenditorialità una via di uscita. Per questi soggetti occorre un’ampia sburocratizzazione: chi apre un’attività deve poter farlo immediatamente, senza remore, mettendosi eventualmente in regola per ciò che riguarda gli adempimenti amministrativi, entro i sei mesi seguenti all’apertura.

È, poi, necessario che le amministrazioni locali diano il via ad una stagione di piccoli investimenti che abbiano come esecutori le piccole imprese del territorio: anche i comuni, quindi, dovranno poter disporre di risorse straordinarie da impiegare per dare corso alle opere. “A partire dal Comune di Modena – chiosa Medici – che ha annunciato 20 grandi cantieri. Noi riteniamo, invece, che ci sia piuttosto bisogno di 200 piccoli cantieri che sostengano il lavoro delle piccole imprese del territorio e l’occupazione che queste ultime garantiscono”.