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Rientro in ufficio post Covid-19: serve lo psicologo?

Rientro in ufficio post Covid-19: serve lo psicologo?L’ambiente lavorativo è sempre molto particolare. È un luogo dove si produce e in cui svolgiamo una serie di mansioni in maniera più o meno dedicata per ottenerne un ritorno economico, ma anche di soddisfazione personale. È anche uno dei posti più importanti in cui si sviluppa la nostra vita sociale. Le relazioni che si intersecano sono fondamentali: avere un team lavora in sintonia e in serenità è un grande vantaggio per qualsiasi azienda. Le personalità dei singoli che compongono il gruppo sono fondamentali ed ecco perché vengono selezionati tramite le risorse umane.

Dato che le dinamiche lavorative di un ambiente sono così delicate, non ci deve sorprendere se esistono dei corsi di laurea specialistica in psicologia del lavoro sia in università tradizionali che in quelle telematiche come l’Università Niccolò Cusano. Studiare in maniera approfondita questo tipo di argomenti permette ai futuri psicologi e psicologhe non solo di selezionare adeguatamente il personale, ma anche di intervenire e mediare nei casi gravi di disaccordo.

Tutto questo era vero prima dell’arrivo del coronavirus.

A causa della pandemia, molti uffici si sono ritrovati chiusi e i lavoratori costretti a casa in smart working. Questo ha comportato la perdita del “luogo di lavoro” fisicamente inteso e di tutto ciò che lo componeva. Le relazioni interpersonali, la routine, i ritmi di lavoro… Questo si è aggiunto alle emozioni di ansia, stress, paura e frustrazione che tutti abbiamo provato in questa situazione di emergenza. C’è stato anche del positivo: abbiamo avuto modo di riscoprire alcune delle nostre priorità e siamo stati molto creativi nel trovare cose da fare o modi di sentirci vicini con chi ci è caro.

Tutti non vedevamo l’ora di tornare alla normalità. Ma, una volta finita la quarantena, è stato davvero così?

Secondo una ricerca condotta dall’American Psychological Association, il rientro in ufficio, ad esempio, ha rappresentato un forte fattore di stress per due motivi soprattutto:

  • la preoccupazione per la propria sicurezza personale;
  • le difficoltà ad adattarsi nuovamente alla routine d’ufficio.

Per quanto abbiamo sofferto il distanziamento sociale, esso si è rivelato la sola arma in grado di rallentare la diffusione dei contagi. Siamo diventati più diffidenti nei confronti del prossimo e abbiamo la tendenza a guardare tutti con sospetto. Sentirsi sicuri fuori dalle mura domestiche non è semplice.

Inoltre, lavorare da casa ha avuto anche dei pregi: ritmi meno serrati, lavoro più flessibile, più tempo per la famiglia. Perdere tutto questo d’un tratto può generare preoccupazione o ansia. Riadattarsi a certe dinamiche in questo clima di emergenza sanitaria e con tante preoccupazioni legate al futuro lavorativo (ricordiamoci che molti non sono riusciti a conservare il proprio lavoro o che molte aziende si trovano in ristrettezza economica) può essere difficile.

Rispettare le norme di sicurezza in ufficio è il primo passo utile per cercare di far sentire al sicuro i dipendenti. Quest’ultimi pure dovrebbero essere rispettosi delle norme e anche dei propri colleghi, senza demonizzare o partire in quarta se si notano dei comportamenti che ci sembrano sbagliati. Inoltre, bisognerebbe provare a riprendere gradualmente il lavoro di prima, senza fretta e provando a superare a poco a poco tutte le incertezze e le frustrazioni.