
Erano ammissibili al contributo le spese per l’acquisto e l’installazione di sistemi di video-allarme antirapina, collegati alla Questura e ai Carabinieri, tipologia maggiormente sovvenzionata; di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso e sistemi antintrusione con allarme (acustico e nebbiogeni); di sistemi passivi, come casseforti, blindature, inferriate, vetri antisfondamento e sistemi integrati di verifica.
Nel caso di impianti installati in comuni aderenti all’iniziativa, il contributo ha coperto il 50% delle spese fino ad un massimo di 3 mila euro per i sistemi della prima tipologia e fino ad un massimo di 1.200 euro per le restanti due. Nel caso di impianti realizzati in comuni non aderenti, la sovvenzione ha coperto il 40% delle spese ammissibili, fino ad un massimo di 2.400 euro.
L’intervento è stato retroattivo per spese sostenute a partire dal 1° ottobre 2019, e le risorse camerali a disposizione ammontavano a ben 100 mila euro.




