
A preoccupare, ancora una volta, è la crescita dei beni alimentari, a Modena al +5,1% sull’anno precedente, con una crescita di +1,3% sul mese precedente.
Dentro a questo dato il +5,4% della frutta, il +6,5% di pane e cereali, il +6,9% dei vegetali, il +7,1% del pesce e prodotti ittici, il +16,3% di oli e grassi. Sono incrementi, su prodotti di largo consumo, che colpiscono soprattutto le famiglie ed i cittadini a basso e medio reddito.
Deve crescere l’attenzione generale attorno all’evoluzione dei prezzi al consumo; a Modena non si fa abbastanza per verificare l’esistenza di fenomeni speculativi e di accordi di cartello, ad esempio nei settori dell’edilizia e delle manutenzioni.
Manca sicuramente una sufficiente tensione attorno al tema dei distacchi per morosità, in crescita nel modenese, mentre contemporaneamente crescono gli utili delle Multiutility.
I redditi da lavoro e pensione sono pressoché fermi, comunque con una evoluzione lontanissima da quella dell’inflazione. Le retribuzioni, secondo l’Istat, sono mediamente cresciute negli ultimi 12 mesi dello 0,7%, mentre a gennaio le pensioni sono cresciute dell’1,7%.
E’ indispensabile una vigorosa azione per restituire il potere d’acquisto a retribuzioni e pensioni, pena il precipitare di sempre più vaste parti del paese nell’area della povertà.
E’ necessaria una grande operazione di giustizia redistributiva. Non è tollerabile che, anche in questa fase, si allarghi la forbice delle diseguaglianze.
Non è tollerabile che mentre tante famiglie saranno quest’anno costrette a rinunciare alle vacanze, o le ridurranno ai minimi termini, i porti della Costa Smeralda registrino da tempo il sold-out.
Questi temi, a Modena, interessano a qualcuno?
(Marzio Govoni – Presidente Federconsumatori Provincia di Modena APS)




