Importante riconoscimento per la Medicina Riabilitativa di Area Nord dell’Azienda USL di Modena, diretta dal dottor Luciano Mazzoleni: l’ambulatorio per la prevenzione, diagnosi e cura dell’osteoporosi, l’unico in provincia inserito all’interno di una struttura complessa di Fisiatria, ha ottenuto l’affiliazione alla Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS).

Attivo da anni nelle due sedi presso l’Ospedale Ramazzini di Carpi e l’Ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola, il centro di secondo livello – di cui è referente per Carpi la dottoressa Filomena Zarrella e per Mirandola la dottoressa Elisabetta Zucchini – ha soddisfatto i criteri richiesti per l’affiliazione dalla SIOMMMS e, grazie anche all’esperienza maturata dagli specialisti che vi lavorano, è entrato a fare parte della rete di professionisti e strutture che costituisce un punto di riferimento a livello nazionale per tutte le problematiche legate alle malattie dello scheletro e del ricambio minerale.

Sono oltre 200 le visite eseguite ogni anno dagli specialisti fisiatri dell’ambulatorio di Area Nord, con invio da parte dei medici di medicina generale, con i quali è attivo un percorso di informazione sui servizi dell’ambulatorio, e con richieste di visite anche da parte di specialisti Ausl di tutta la provincia. Importante per l’attività dell’ambulatorio la collaborazione multispecialistica, in particolare dell’Endocrinologia diretta dal prof. Giampaolo Papi.

Essendo un centro di secondo livello, l’accesso non è diretto ma avviene tramite segnalazione di specialisti o medici di famiglia, a fronte di valutazioni riguardanti criteri come la gravità delle fratture ossee, la mancata responsività alle terapie iniziali o l’intolleranza a determinati farmaci. Il cittadino viene poi preso in carico dagli specialisti dell’ambulatorio, che procedono alla valutazione tramite visite approfondite ed esami di laboratorio o strumentali, tra cui la MOC, in stretta collaborazione con la Radiologia di Mirandola che eroga la prestazione. L’esame serve per valutare la densitometria ossea e rappresenta il gold standard per quanto riguarda la diagnosi dell’osteoporosi, unitamente all’identificazione dei fattori di rischio, prima di prescrivere il piano terapeutico più idoneo e proseguire con il follow up.

Prevenzione e precocità nell’approccio agli strumenti diagnostici e terapeutici per l’osteoporosi rappresentano due elementi di particolare importanza – spiegano Mazzoleni e Zarrella – per ridurre il più possibile i rischi connessi, quali mortalità e comorbilità. Senza trascurare il peso, anche in termini economici, che le cure per le fratture ossee legate all’osteoporosi comportano sul servizio sanitario pubblico. L’affiliazione alla SIOMMMS è il riconoscimento del duro lavoro svolto sin qui, che abbiamo intenzione di proseguire e migliorare costantemente a vantaggio dei cittadini”.

 

Cos’è l’osteoporosi – È una malattia sistemica cronica dello scheletro caratterizzata da una ridotta massa ossea e da alterazioni qualitative, che predispongono a un aumento del rischio di frattura. Si divide in primitiva, se indotta da condizioni di senilità o post menopausa, e in secondaria, determinata da un ampio numero di farmaci, come alcuni antitumorali, e di patologie, come malattie endocrine (diabete, ipertiroidismo), reumatiche (artrite reumatoide), neurologiche (Parkinson, sclerosi multipla) e altre. A sua volta, la prevenzione dell’osteoporosi si divide in primaria, che deve essere attivata sin dalla giovane età, e secondaria, nel caso in cui la persona abbia già subìto una frattura ossea. Tra i principali fattori di rischio legati all’osteoporosi, l’età, il sesso femminile, la menopausa prematura, fumo di sigaretta e abuso di alcol, e un ridotto peso corporeo.

I dati – Si stima che in Italia l’osteoporosi colpisca circa 5 milioni di persone (fonte dati Ministero della Salute), di cui l’80% è rappresentata da donne in post menopausa. Il 23% delle donne oltre i 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi e questi numeri sono in continua crescita, soprattutto in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita.

Nel corso della vita, circa il 40% della popolazione incorre in una frattura di femore, vertebra o polso, in maggioranza dopo i 65 anni.









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