Home Economia New York dopo la Silicon Valley: l’Emilia-Romagna rafforza il ponte dell’innovazione con...

New York dopo la Silicon Valley: l’Emilia-Romagna rafforza il ponte dell’innovazione con gli Stati Uniti

Decisiva la collaborazione fra atenei e imprese. L’esempio di Muner, l’Università internazionale dell’automotive: ad oggi circa 600 studenti da ogni Paese e il prossimo anno verso il numero massimo di iscritti





Dopo la Silicon Valley, New York. L’Emilia-Romagna rafforza il ponte dell’innovazione verso gli Stati Uniti guardando alla grande metropoli americana, ormai la seconda area più avanzata dal punto di vista del digitale dell’alta tecnologia dopo quella californiana, dove la Regione arrivò per prima nel 2015 aprendo il presidio che tuttora assiste start up e imprese innovative emiliano-romagnole in California.

Il rafforzamento delle relazioni e l’apertura di nuove opportunità a New York nel campo della ricerca e dello sviluppo e a favore del sistema socio-produttivo regionale, così come dell’attrattività di investimenti in Emilia-Romagna, sono stati i temi al centro dell’incontro che la delegazione regionale guidata dal presidente Stefano Bonaccini, in questi giorni in missione istituzionale negli Usa, ha avuto ieri al Consolato generale italiano con il console Fabrizio Di Michele, i vertici di Ice, il presidente Carlo Ferro e il direttore per il Nord America, Antonio Laspina.

Il console Di Michele ha sottolineato come per poter operare negli Stati Uniti siano strategici la cooperazione fra università e il rapporto di queste con le imprese su ricerca e trasferimento delle conoscenze, ciò su cui l’Emilia-Romagna ha puntato di più con le sue reti regionali Tecnopoli, Alta Tecnologia e Alta Formazione, oltre ai ClustER attivi in tutti i comparti. Organismi dove sistema produttivo e università collaborano in maniera strutturale.

Due gli esempi concreti: l’Italian Accademic Center, lo spazio promosso dall’Università di Bologna insieme alle Università La Sapienza di Roma e alla Federico II di Napoli a Cornell Tech, appendice della Cornell University a Roosevelt Island nel cuore di New York, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo di start up innovative e l’incontro tra mondo della ricerca e imprese.

E la Motorvehicle University of Emilia-Romagna (Muner), nata nel 2017 su impulso della Regione, che vede insieme tutti i più grandi marchi motoristici al mondo della Motor Valley emiliano-romagnola e i quattro Atenei regionali: Bologna, Modena e Reggio Emilia, Parma, Ferrara. Sette corsi di laurea internazionali in ingegneria, solo in inglese, nei quali ragazzi e ragazze di ogni Paese progettano e sviluppano anche motori ad alte prestazioni ibridi, elettrici e veicoli a guida autonoma (senza conducente), dalla ricerca al prototipo.

Sono circa 600 i giovani che hanno frequentato Muner dalla sua fondazione e il prossimo anno accademico si potrebbe raggiungere il numero massimo di iscritti: 180. Un risultato che conferma la validità dell’operazione. Già quest’anno, poi, si sono avute oltre 200 domande da giovani di Paesi extra Ue per 20 posti loro assegnati. Altra testimonianza di come questa nuova accademia dell’alta formazione sia sempre più conosciuta a livello internazionale.

Esempi di collaborazione fra università e della loro sinergia con aziende e grandi gruppi che sono stati illustrati in un incontro all’IAC, dopo quello al Consolato generale, col rettore di Cornell Tech, Greg Morrisette, il console Di Michele, il presidente Ferro (Ice), e, insieme al presidente Bonaccini, la pro-rettrice alle Relazioni internazionali di UniBo, Raffaella Campaner, e Alberto Credi, pro-rettore alla Ricerca sempre dell’AlmaMater, Alessandro Capra, delegato Internazionalizzazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ed Erasmo Neviani, Food and Drug Department Università di Parma e coordinatore del Food project.

“Abbiamo filiere e industrie manifatturiere che contribuiscono per una quota rilevante all’export italiano- ha affermato Bonaccini-. Molti comparti, in particolare meccanica, meccatronica e automotive, agroalimentare, life science e biomedicale. Accompagniamo le nostre aziende all’estero e stiamo rafforzando la nostra rete di relazioni internazionali per promuovere l’ecosistema regionale dell’innovazione e l’Emilia-Romagna Data Valley, così da consolidare gli investimenti fatti come Regione nel digitale e nelle nuove tecnologie. La nostra forza è fare sistema e devo ringraziare le nostre Università che in questi anni hanno dimostrato un cambio di passo decisivo nella capacità di agire insieme. Muner è un esempio a cui faremo seguire FoodER, l’università del cibo e dell’agroalimentare, e in autunno approveremo la legge regionale per attrarre e mantenere in Emilia-Romagna giovani talenti”.

Fondamentale il sostegno alle start up. Da qui il terzo incontro di giornata della delegazione regionale e del presidente Bonaccini, quello con ‘ERA’ (Enterpreneurs Roundtable Accelerators), il più grande acceleratore newyorkese di nuove imprese, che ha di recente avviato una nuova collaborazione col Governo federale Usa su start up attive nel settore ambiente e contrasto al cambiamento climatico.

In Emilia-Romagna si registrano quasi 1.100 start up innovative attive. Una rete che la Regione sostiene attraverso bandi che nelle ultime cinque edizioni hanno permesso di finanziare 185 imprese per un importo di 16,3 milioni di euro. Solo nell’ultima edizione 2021 sono stati presentati 153 progetti e finanziati 62 con 7,5 milioni di euro.

Riprende intanto dopo lo stop forzato causa pandemia il sostegno alle start up emiliano-romagnole che potranno trascorrere un periodo in Silicon Valley grazie alla Regione. Art-ER ha infatti aperto il nuovo bando per selezionarne dieci che potranno partire per la California. Domande entro il 10 luglio: https://www.art-er.it/2022/06/mindset-program-2022-al-via-il-bando-dell8-edizione/

 









Articolo precedenteRinviato il concerto degli XSM (ex Simple Minds) a Fiorano
Articolo successivoA Sologno in Appennino il Guinness dei pupazzi e Barbie riciclati: al via un percorso per famiglie