
Le cinque situazioni rappresentate, ispirate a vicende realmente accadute dai perfomers protagonisti, sono emerse durante focus group specifici organizzati all’interno della comunità Lgbti+ reggiana. Nel corso di laboratori teatrali sono state poi adattate e ricostruite sotto la guida di Roberto Mazzini, regista e facilitatore dello spettacolo, che da anni porta avanti attività di ricerca e sperimentazione del metodo denominato “Teatro dell’Oppresso” insieme a Giolli Cooperativa Sociale.
L’obiettivo principale è favorire il rispetto per una cultura plurale delle diversità e della non discriminazione, attraverso una modalità interattiva, “di piazza”, che punta a coinvolgere il pubblico per stimolare un dialogo e un confronto propositivi, non giudicanti. Proprio questo è infatti il senso del metodo “Teatro dell’Oppresso”, che tra le proprie tecniche annovera anche il Teatro-Forum: rendere attivi gli spettatori, porre domande, cercare soluzioni e cambiare insieme le situazioni concrete di oppressione. Nella prima parte di “Arcobaleno Oppresso”, più espositiva, i perfomers del gruppo Arcigay Gioconda di Reggio Emilia rappresenteranno i cinque episodi discriminatori. In seguito, durante la seconda parte, gli spettatori, accompagnati dal facilitatore, se lo vorranno, potranno trasformarsi in “spett-attori”: sarà cioè possibile entrare nelle storie raccontate e cercare di risolverle e cambiarle, sia intervenendo direttamente nelle scene sia attraverso il dialogo, esprimendo i propri pareri e riflessioni.




