(Copyright foto: Meridiana Immagini – Autore: Paolo Righi)

Nel primo trimestre 2023, le imprese femminili attive sono a quota 84.400 pari al 21,4 per cento del totale delle imprese regionali. Si è registrato un calo dello 8,8 per cento (-676 unità). La tendenza è estesa al complesso delle imprese non femminili che nel complesso hanno subito una riduzione di 4.211 unità, ma in modo ridotto (-1,3 per cento).

È quanto emerge dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio di fonte InfoCamere elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna.

 

Le straniere meglio delle giovanili

L’andamento è assai diverso se si considerano due sottoinsiemi non disgiunti: le imprese di giovani donne e di donne straniere.

Con l’avvio del 2023 è stato registrato un decremento tendenziale delle imprese femminili giovanili (-3,0 per cento, -111 imprese), che a fine marzo sono risultate 7.025 pari all’8,3 delle imprese in rosa regionali. Queste imprese sono concentrate in tre divisioni di attività: commercio al dettaglio (17,3 per cento), ristorazione (12,8 per cento) e servizi per la persona (14,1 per cento).

Alla stessa data, invece, le imprese femminili straniere hanno fatto registrare una ulteriore crescita (+2,3 per cento, +276 imprese) risultano pari a 12.531 vale a dire il 14,8 del totale delle imprese rosa dell’Emilia-Romagna. Queste imprese sono concentrate in sei divisioni di attività: innanzitutto nel commercio al dettaglio (19,2 per cento) e nella ristorazione (14,5 per cento), quindi negli altri servizi per la persona, parrucchiere centri estetici ecc. (10,8 per cento), poi nell’attività manifatturiera delle confezioni (7,5 per cento) e nel commercio all’ingrosso (6,8 per cento), e nei servizi per edifici e paesaggio, ovvero le pulizie (5,5 per cento).

La crescita delle imprese femminili straniere ha contenuto la tendenza negativa generale delle imprese in rosa.

L’ampiezza della crescita nel tempo emerge se si considera che otto anni prima le imprese femminili straniere erano solo 9.119, il 9,6 per cento del totale, ma da allora sono aumentate di 3.412 unità con un eccezionale incremento del 37,4 per cento.

 

Nuove imprese femminili. I settori

La dinamica delle imprese femminili è apparsa estremamente differenziata tra i macrosettori e le sezioni di attività.

In particolare, sono state le imprese del commercio ad accusare maggiori difficoltà (-563 unità, -2,6 per cento), con una caduta dovuta alla debolezza del dettaglio, e una variazione negativa anche per il complesso dei servizi (-240 unità, -0,4 per cento). Questo nonostante la base imprenditoriale femminile dell’insieme dei servizi diversi dal commercio abbia continuato a crescere (+323 unità, +0,8 per cento), anche se con un ritmo più contenuto rispetto ai dodici mesi precedenti.

Sono infatti risultate solo tre le divisioni di attività dei servizi diverse dal commercio che hanno visto ridursi le imprese femminili: sanità e assistenza sociale (-0,5 per cento), trasporto e magazzinaggio (-1,3 per cento), alloggio e ristorazione (–229 unità, -2,4 per cento).

Al contrario, il contributo più ampio alla crescita della base imprenditoriale femminile è venuto dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+187 unità, +5,3 per cento). Questo è stato determinato da un sensibile aumento delle imprese di direzione aziendale e di consulenza gestionale (+69 unità, +6,4 per cento), pubblicità e ricerche di mercato (+61 unità, +9,3 per cento) e altre attività professionali, scientifiche e tecniche (+49 unità, +3,8 per cento).

Hanno poi fornito un contributo rilevante alla crescita le attività immobiliari (+114 unità, +1,9 per cento), le altre attività dei servizi (+103 unità, +1,0 per cento), noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (73 unità, +1,8 per cento), compresi i servizi per edifici e paesaggio (+24 unità, +1,3 per cento), ovvero le imprese di pulizia e giardinaggio.

Al di fuori del settore dei servizi, l’unico contributo positivo è giunto dalle imprese delle costruzioni (+28 unità +0,9 per cento).

La base delle imprese manifatturiere femminili si è invece ristretta (-2,3 per cento, -165 unità), quasi esclusivamente a seguito della caduta delle industrie della moda (-147 unità, -5,2 per cento) determinata dalle confezioni (-123 unità, -5,6 per cento). Solo la ripresa delle attive nella riparazione, manutenzione e installazione di macchine ha avuto una minima tenuta (+15 unità, +6,5 per cento).

Infine, in calo l’insieme dell’agricoltura, silvicoltura e pesca con la perdita di 307 imprese (-2,7 per cento) da attribuire esclusivamente al tessuto imprenditoriale agricolo a fronte della continua e sostenuta crescita della pesca e acquacoltura (+43 imprese, +15,4 per cento).

 

La forma giuridica

Il calo delle imprese femminili è stato determinato dalla riduzione delle ditte individuali (-802 imprese, -1,4 per cento), che sono scese a quota 54.675 e restano la forma giuridica più diffusa, in quanto la loro quota pari al 64,8 per cento del totale è ben superiore a quella riferita alle imprese non femminili (51,9 per cento) anche se si è ridotta di 2,1 punti percentuali negli ultimi anni.

Alla flessione complessiva ha contribuito anche la diminuzione delle società di persone (-312 unità, -2,7 per cento) che sono scese a 11.212 e costituiscono ora solo il 13,3 per cento del totale.

Continua la tendenza positiva delle società di capitale (+421 unità, pari a un +2,5 per cento). tipologia di azienda, di norma, più strutturata e “robusta” sotto il profilo organizzativo e gestionale, favorita anche dall’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata.

Infine, anche le cooperative e i consorzi hanno fatto registrare un ulteriore notevole espansione (+1,2 per cento).