
Secondo quanto ricostruito, uno dei due presunti responsabili, ex dipendente dell’azienda, avrebbe richiesto alla stessa l’invio, a mezzo posta elettronica certificata, di documentazione riferita alla propria posizione lavorativa, tra cui buste paga e certificazione di stipendio, formalmente necessarie per avviare una richiesta di finanziamento. La PEC, regolarmente inviata dall’azienda, conteneva documentazione autentica. Tuttavia, successivamente alla ricezione, il contenuto allegato sarebbe stato modificato e contraffatto, così da far risultare una situazione economica più favorevole rispetto a quella reale, nonostante l’interessato fosse consapevole di non possedere i requisiti necessari per ottenere il prestito. La documentazione alterata sarebbe stata quindi utilizzata nell’iter del finanziamento con il concorso del secondo presunto responsabile, il quale, pur estraneo all’azienda, operava nel settore creditizio e avrebbe avuto un ruolo nella gestione e nell’utilizzo dei documenti presentati, consentendo l’erogazione del prestito di circa 25.000 euro. La truffa è stata commessa ai danni della società finanziaria.
E’ stata l’azienda per cui lavorava uno dei due uomini ad accorgersi che i documenti non corrispondevano a quelli effettivamente trasmessi. Pertanto un responsabile dell’Azienda si recava presso la stazione dei carabinieri di Albinea per denunciare quanto appurato. Da qui le indagini che, attraverso accertamenti tecnici anche a mezzo analisi delle comunicazioni PEC e dei relativi tracciati informatici, hanno permesso di dimostrare che i documenti utilizzati per ottenere il finanziamento non corrispondevano a quelli originariamente inviati dall’azienda. I risvolti investigativi consentivano di acquisire a carico dei due uomini elementi di presunta responsabilità, circostanza per cui i due venivano denunciati alla procura reggiana.




