E’ stata dell’1,0%, nel 2025, la variazione media registrata a Parma dall’indice dei prezzi al consumo ISTAT per l’intera collettività (NIC); una crescita più contenuta rispetto a quella del 2024 (+1,4%), ma comunque inferiore ai livelli registrati a livello regionale (+1,4%) e nazionale (+1,5%).
I valori emergono dalle analisi della Camera di commercio dell’Emilia, che collocano Parma ai vertici della graduatoria regionale delle province che hanno registrato i più bassi aumenti dei prezzi.
“E’ evidente – sottolinea il Vicepresidente della Camera di commercio dell’Emilia, l’imprenditore parmense Vittorio Dall’Aglio – che si tratta di un dato positivo per i consumatori, anche se dobbiamo rilevare che in alcuni ambiti molto significativi si sono registrati aumenti decisamente superiori alla media”.
“Se le previsioni saranno confermate dai consuntivi – spiega Dall’Aglio – complessivamente il reddito disponibile per le famiglie aumenterà un po’ in termini reali (il valore nominale è previsto in crescita del 3,5%), ma vi sarà un’erosione maggiore su capitoli di spesa che riguardano, ad esempio, alimentari e bevande analcoliche, che hanno registrato un aumento del 2,2%, ma anche la salute, con prezzi aumentati nella stessa misura”.
Spese, in sostanza, indispensabili e che – sottolinea Dall’Aglio – “vanno monitorate nei prezzi, a maggior ragione quando – come nel caso della sanità – si associano al bisogno di un maggior ricorso ai servizi privati”.
L’incremento maggiore dei prezzi ha riguardato i servizi ricettivi e di ristorazione, cresciuti del 2,4%; al di sopra del valore medio dell’1,0% si sono attestati anche gli aumenti per altri beni e servizi (+1,8%), l’istruzione (+1,7%), le bevande alcoliche e tabacchi (+1,6%) e i costi dell’abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (+1,1%).
Sono invece aumentati in misura inferiore dell’indice generale i costi di ricreazione, spettacoli e cultura (+0,8%), mentre sono rimasti stabili quelli per i mobili, articoli e servizi per la casa.
I capitoli di spesa che hanno mostrato prezzi in calo sono stati quelli riguardanti le comunicazioni, con un sensibile -6,1%, e l’abbigliamento e calzature, seppur con un lieve
-0,2%.
Gennaio e marzo sono stati, in termini tendenziali, i mesi con il maggiore incremento dell’indice dei prezzi su base annua, trainato in gennaio dal picco relativo ai servizi sanitari e spese per la salute (+4,1%) e, in marzo, dall’aumento dei costi energetici e per l’abitazione, attestato al +5,6%.
Per converso, il mese del 2025 nel quale a Parma si è riscontrato il minore aumento dei prezzi è stato agosto, con un +0,7% fortemente influenzato dal -5,9% delle spese per le comunicazioni e dal -1,7% di quelle per la casa e le relative utenze.




