Tumore al seno, per la prima volta uno studio dell’IRCCS di Reggio Emilia, che effettua una revisione sistematica di tante ricerche a livello internazionale, mette a punto e a disposizione dei professionisti sanitari un modello interpretativo utile a intercettare le difficoltà economiche che molte pazienti con questa diagnosi di cancro sperimentano durante il percorso di cura. Si tratta di uno schema concettuale che servirà a promuovere decisioni cliniche più informate, una comunicazione più attenta e una presa in carico maggiormente centrata sul paziente.
Stiamo parlando di Financial Toxicity, in italiano Tossicità finanziaria, vale a dire il grave disagio economico, reale o percepito, che può accompagnare una diagnosi oncologica. Non riguarda solo i costi sanitari diretti a carico dei pazienti, ma anche le spese indirette (trasporti, assistenza, farmaci non rimborsati) e, soprattutto, la perdita o la riduzione del reddito dovuta alla malattia.
Questo “effetto collaterale” finanziario può avere conseguenze profonde: ansia, depressione, senso di fallimento personale, peggioramento della qualità della vita e, nei casi più critici, rinuncia o ritardo nelle cure. La tossicità finanziaria non è quindi soltanto una questione economica, ma un problema che incide direttamente sugli esiti clinici e sull’equità di accesso alle terapie.
A indagare gli aspetti chiave della tossicità finanziaria collegata al cancro al seno sono state le ricercatrici dell’Unità di Ricerca Evidence-Based Practice, guidata da Stefania Costi con il supporto dell’Unità di Ricerca Qualitativa, coordinata da Luca Ghirotto dell’IRCCS di Reggio Emilia che hanno pubblicato i risultati del proprio lavoro sull’autorevole rivista scientifica internazionale “The Breast”.
Lo studio è una revisione sistematica di tipo qualitativo, una metodologia che raccoglie in modo ordinato e trasparente tutte le ricerche fatte su un certo argomento, così da capire cosa sappiamo davvero e cosa invece resta ancora poco chiaro. A differenza degli studi che analizzano principalmente dati numerici, questo tipo di revisione sintetizza le esperienze, i vissuti e i significati espressi dalle persone coinvolte negli studi originali, quasi tutti internazionali. In sanità è utile servirsi di questa metodologia perché permette ai professionisti di basarsi sulle migliori evidenze disponibili, evitando conclusioni affrettate e aiutando a prendere decisioni più sicure e adatte alle pazienti.
Sulla base di queste evidenze, i ricercatori hanno sviluppato un modello interpretativo, una sorta di mappa concettuale, che descrive come le donne con tumore al seno vivano e affrontino le difficoltà economiche legate alla malattia. Il modello mette in luce in particolare: il modo in cui il percorso di cura e le scelte terapeutiche si riflettono sulle difficoltà economiche e le spese da affrontare; l’impatto della malattia sulla vita lavorativa e familiare; le strategie di adattamento adottate dalle pazienti e quale potrebbe essere il ruolo dei sistemi sanitari e delle reti di supporto nell’affrontare il problema.
La revisione evidenzia inoltre una significativa carenza di studi qualitativi condotti in Europa, segnalando la necessità di maggiore attenzione scientifica e istituzionale al tema nel contesto di sistemi sanitari pubblici, come è quello italiano. “Il modello che emerge dal nostro lavoro – spiega il dottor Ghirotto, responsabile dell’Unità di Ricerca Qualitativa – non vuole sostituire gli strumenti economici o amministrativi già esistenti, ma offrire ai clinici una chiave di lettura strutturata per riconoscere precocemente i segnali di disagio finanziario. Può essere utilizzato come supporto alla pratica clinica per comprendere meglio l’esperienza delle pazienti, orientare il dialogo durante le visite, individuare situazioni a rischio e favorire l’attivazione tempestiva di risorse sociali e assistenziali”.
In questo senso, il modello rappresenta uno strumento operativo per integrare la dimensione economica nella valutazione complessiva della persona, contribuendo a decisioni cliniche più informate e focalizzate sul paziente. Lo studio richiama infine l’attenzione sul fatto che fattori come la condizione socioeconomica, la stabilità lavorativa e le forme di tutela assicurativa o previdenziale possono amplificare le disuguaglianze, incidendo profondamente sulla vita quotidiana delle persone colpite da tumore al seno.




