Le imprese dell’Emilia-Romagna seguono con apprensione l’evolversi della situazione in Medio Oriente, perché il recente attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele rappresenta un ulteriore fattore di incertezza e instabilità nel contesto globale, che avrà ricadute economiche importanti a livello mondiale.

Gli effetti del conflitto andranno ben oltre i territori più direttamente coinvolti e si rifletteranno sulla mobilità internazionale delle merci e delle persone, sulle catene di approvvigionamento delle materie prime e dell’energia, quindi inevitabilmente sui costi a carico delle imprese. Quanto più durerà l’instabilità, tanto più gravi saranno gli effetti su energia, prezzi e commercio globale, con un concreto potenziale di escalation nell’area e conseguenze economiche pesanti per l’economia nazionale e regionale.

L’interscambio diretto tra l’Emilia-Romagna e i Paesi del Golfo Persico non è particolarmente rilevante per l’economia regionale. Nel 2024 abbiamo esportato beni e servizi verso l’area del Golfo per un valore di 2,3 miliardi di euro, che rappresenta il 2,8% del totale dell’export regionale, contro una media nazionale del 4%, e abbiamo importato beni e servizi per 101 milioni di euro, pari ad appena lo 0,2% del totale delle importazioni regionali, sotto la media nazionale del 3%.

La conseguenza immediata del conflitto è stata l’interruzione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei punti più strategici al mondo per il commercio di energia, da cui transitano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, il 27% del petrolio mondiale, il 20% del gas naturale liquefatto e circa un terzo dei fertilizzanti. Ad oggi almeno 150 petroliere sarebbero ferme nelle acque aperte del Golfo oltre lo Stretto. Anche senza un blocco formale di questo passaggio l’aumento del rischio percepito comporta una riduzione dei movimenti navali, costi dei noleggi più volatili e supplementi dei costi assicurativi.

L’auspicio di tutti è di una risoluzione rapida del conflitto. Occorre fare il possibile per ristabilire in tempi brevi le condizioni per la pace, perché solo con la pace si può garantire la stabilità e la ripresa economica dei Paesi coinvolti e in generale dell’economia mondiale.

Ormai da quattro anni la competitività delle imprese è penalizzata dai sovraccosti energetici rispetto ai nostri competitor europei ed extraeuropei.  Il decreto energia, pensato per le famiglie e le PMI, deve essere subito reso operativo, ma non è più sufficiente.

Abbiamo bisogno di soluzioni strutturali, a partire dal mercato unico europeo dell’energia. E, vista l’emergenza, l’Europa deve avviare una riflessione concreta sullo sforamento del Patto di stabilità.