“Quarantasette anni fa questo luogo è stato teatro di una violenza inaudita che ha spezzato una vita innocente, vittima di quella strategia della tensione che mirava a destabilizzare il Paese attraverso la paura e che purtroppo in molti casi come questo è rimasta senza colpevoli. Siamo qui per onorare quella memoria e per ribadire il nostro impegno a non dimenticare”.
Così l’assessora regionale alla Legalità, Elena Mazzoni, è intervenuta questa mattina all’appuntamento organizzato per ricordare Graziella Fava e deporre un fiore davanti alla lapide posta in sua memoria in via San Giorgio 6, a Bologna. La celebrazione, come ogni anno, è stata curata dall’Associazione della stampa dell’Emilia-Romagna e dall’Ordine dei Giornalisti, per riflettere sulla stagione del terrorismo, sui cronisti uccisi o minacciati in quegli anni e sulle intimidazioni rivolte anche oggi a chi lavora nel campo dell’informazione.
Alla commemorazione, oltre all’assessora Mazzoni, erano presenti tra gli altri il figlio di Graziella Fava, Emilio Baravelli accompagnato dalla nipote Asia, per il Comune di Bologna la delegata alla Legalità democratica e lotta alle mafie e memoria di Comune e Città Metropoliana di Bologna, Giulia Sarti, il presidente di Aser, Paolo Maria Amadasi, e per l’Ordine dei Giornalisti, Serena Bersani.
I giornalisti e le istituzioni bolognesi non hanno mai dimenticato e non hanno mai smesso di chiedere giustizia.
La vicenda
Era il 13 marzo del 1979 quando Graziella Fava perse la vita a seguito di un attentato compiuto per colpire la libertà di stampa. Un gesto contro i giornalisti a tutt’oggi impunito, anche se fu rivendicato dalla sigla “Gatti selvaggi”, messo in atto per contestare la narrazione da parte della stampa dell’epoca del conflitto a fuoco in cui rimase uccisa a Torino la terrorista bolognese Barbara Azzaroni. Tre terroristi assaltarono la sede bolognese del sindacato dei giornalisti e appiccarono una bomba al fosforo dopo aver chiuso in un ripostiglio l’impiegato dell’Associazione della Stampa e un’altra persona che si trovava negli uffici. Le fiamme si propagarono nel palazzo, i vigili del fuoco riuscirono a portare in salvo dai tetti i due sequestrati e la signora che viveva al piano di sopra con la madre inferma. Con loro ad aiutare per salvare l’anziana, anche Graziella Fava, collaboratrice domestica di 49 anni, che però non riuscì a salvarsi dalle esalazioni. Lo stesso giorno fu appiccato il fuoco anche alla porta di casa di due giornalisti, dell’Avanti e del Carlino.



