ACIMAC esprime forte preoccupazione per la decisione delle istituzioni europee di respingere la proposta di revisione dell’ETS avanzata dalle Associazioni europee del comparto ceramico. Una scelta che arriva in un momento di particolare fragilità per l’intera filiera e che rischia di compromettere la tenuta industriale e occupazionale dei distretti ceramici italiani ed europei, dai produttori di piastrelle ai costruttori di macchine.
«La bocciatura della proposta europea è un segnale molto negativo per un settore che ha sempre investito, innovato e creduto nella transizione – dichiara Paolo Lamberti, presidente di ACIMAC -. Oggi però ci troviamo di fronte a un sistema ETS che non tiene conto delle specificità tecnologiche dei nostri processi e che rischia di compromettere la sopravvivenza stessa della filiera. Senza un intervento rapido, l’Europa rischia di perdere un patrimonio industriale strategico, mentre altri Paesi continuano a crescere con regole meno rigorose. Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di sostenere con forza la richiesta di revisione dell’ETS, non possiamo permetterci di perdere ulteriore know‑how industriale: ogni competenza che esce dall’Europa è un pezzo di competitività che non torna più indietro».
La preoccupazione riguarda anche il piano territoriale. Il distretto ceramico italiano rappresenta uno dei poli manifatturieri più importanti del Paese, con circa 40.000 addetti diretti e un indotto altamente specializzato, oggi esposto a scenari di delocalizzazione e perdita di competenze difficilmente recuperabili. In assenza di correttivi al sistema ETS, esiste un rischio concreto e significativo di una riduzione del numero di imprese e di posti di lavoro, con effetti profondi sulla struttura industriale e sociale dei territori.
Secondo Acimac, l’attuale configurazione del sistema europeo di scambio delle emissioni, irrigidita dalle modifiche introdotte con il pacchetto Fit for 55, sta generando un impatto sproporzionato sui settori energivori, tra cui la ceramica e la sua catena di fornitura. L’aumento del costo delle quote di CO₂ e la riduzione progressiva delle assegnazioni gratuite stanno drenando risorse decisive per gli investimenti, proprio mentre le imprese sono chiamate a sostenere percorsi di innovazione tecnologica e di transizione energetica. A questo si aggiunge un contesto geopolitico estremamente instabile, che continua a mettere sotto pressione l’approvvigionamento energetico europeo e a rallentare i mercati internazionali, aggravando ulteriormente le difficoltà operative delle aziende del settore.
Negli ultimi anni il settore ceramico italiano ha investito in modo significativo in efficienza e sostenibilità, ma l’aggravio dei costi ETS sta determinando un rallentamento immediato dei piani industriali e un indebolimento della capacità competitiva dell’intero sistema europeo, con il rischio concreto di favorire produttori extra‑UE che operano in contesti regolatori meno stringenti.




