
Un tributo tra teatro, musica, danza e videoproiezioni a The Wall, lo storico concept album dei Pink Floyd del 1979, e al film omonimo di Alan Parker. È la nuova produzione della MM Contemporary Dance Company, intitolata appunto ‘The Wall_Dance Tribute’, che andrà in scena giovedì 23 aprile (ore 21) al Teatro Duse di Bologna, con le coreografie di Michele Merola. Sul palco accanto ai ballerini ci sarà l’attore Jacopo Trebbi, nel ruolo della rockstar Pink, alter-ego di Roger Waters. Alla regia Manuel Renga.
Lo show è, dunque, un omaggio eclettico al disco passato alla storia come un manifesto di protesta contro la società che non rispetta gli uomini in quanto esseri senzienti e liberi. Non a caso, The Wall è un’opera nata dal sentimento di rabbia e frustrazione del leader della band britannica, conscio del progressivo allontanamento tra artista e pubblico, del distacco tra performance e fruizione. La drammaturgia di Emanuele Aldrovandi prende spunto, infatti, dalle dichiarazioni di Waters, dai suoi diari, dai racconti e dalle interviste che vennero rilasciate durante la produzione di The Wall, nato da dieci anni di tournée e di spettacoli rock tenuti in particolare fra il 1975 e il 1977. All’epoca, la band suonava di fronte a un pubblico molto numeroso formato dalla vecchia guardia che seguiva la musica e da un nuovo pubblico che, a detta di Waters, era ai concerti solo ‘per la birra, per urlare e fare casino’. I concerti nei grandi stadi divennero presto, per il musicista, un’esperienza alienante. “Mi sono reso conto che c’era un muro tra noi e il nostro pubblico e quindi questo disco è nato come espressione di questi sentimenti” disse Waters in un’intervista a Tommy Vance del 1979.
In questa versione per la scena, la vita di Pink si snoda attraverso le tracce dell’album: la morte del padre in guerra, le vessazioni di un insegnante frustrato, le attenzioni asfissianti di una madre iperprotettiva e insicura, il matrimonio con una donna assente e infedele, la droga, le pressioni dello show-business.
Tutti mattoni che, poggiandosi l’uno sull’altro, erigono il muro che separa l’uomo dal resto del mondo. Al culmine del delirio alienato e autoreferenziale del protagonista, vince tuttavia la volontà di abbattere quel muro, di liberarsi dalle infrastrutture e di spogliarsi delle maschere, per mostrarsi come si è realmente e aprirsi all’esterno e al prossimo. Il messaggio dello spettacolo è chiaro: solo con l’empatia, l’unione e la partecipazione sarà possibile costruire un futuro migliore.
In questo lavoro per il palcoscenico, dunque, i linguaggi si intersecano per costruire uno spettacolo cangiante in cui musica, danza, recitazione e proiezioni non hanno un confine preciso. Proprio come accade nell’adattamento cinematografico, la storia, i flashback, le voci dei personaggi sono in continua condivisione e sovrapposizione. Ne scaturisce uno show composito che racconta la folle e fertile confusione di un artista indimenticabile.
Tel. 051 231836 – biglietteria@teatroduse.it




