
“In Emilia Romagna si registra un calo complessivo dei posti, solo apparentemente attenuato da interventi in deroga validi per il prossimo anno scolastico. Restano irrisolti i problemi cronici sul sostegno in quanto i posti necessari continuano a non essere attribuiti stabilmente già in organico di diritto”.
“Particolarmente grave è l’imposizione di un tetto complessivo alle classi, fissato a 9042, sostanzialmente pari al numero di quelle oggi funzionanti. Questo significa che, anche in presenza di aumenti di iscrizioni, bisogni educativi complessi o presenza significativa di alunni con disabilità, le scuole non avranno margini per costituire nuove classi. Il risultato sarà: classi più numerose, maggiore affollamento, riduzione dei percorsi di apprendimento per studenti e studentesse e peggiori condizioni di lavoro per il personale”.
“La riforma degli Istituti tecnici, dopo quella dei Professionali e il Liceo del Made in Italy, presentata come innovazione, è in realtà un imbroglio nel quale non siamo caduti: uno degli obiettivi è spingere verso la riduzione a quattro anni dell’intera istruzione secondaria e piegare la scuola agli interessi delle aziende. L’artificio della riduzione dell’orario cattedra a 15 ore a saldo zero (solo per il prossimo anno) avrà effetti che si scaricheranno sugli altri ordini di scuola: infanzia, primaria e secondaria di primo grado”.
“Non si investe sulla qualità dell’offerta formativa, non si rafforza il diritto allo studio, non si risponde alla crescita dei bisogni educativi e delle fragilità. Al contrario, si riducono i posti di potenziamento, fondamentali per il recupero degli apprendimenti e per il rafforzamento della didattica, e si comprimono progressivamente organici, inclusione e stabilità del lavoro”.
“Gli organici devono essere definiti a partire dai bisogni reali delle scuole, degli studenti e dei territori, non da tetti numerici imposti dall’alto. Servono classi meno affollate quindi più sicure, più personale, più stabilità, più risorse per l’inclusione e per la qualità dell’istruzione pubblica”.
“Gli organici non possono diventare il terreno di compensazione di una riforma sbagliata, costruita senza investimenti, senza confronto e destinata a produrre effetti negativi sull’intero sistema scolastico regionale”.
“Per queste ragioni la FLC CGIL ha proclamato, in solitudine, lo sciopero degli Istituti tecnici per il 7 maggio, a cui seguiranno ulteriori iniziative di mobilitazione. Il perimetro dell’istruzione pubblica non deve essere ridotto e la scuola della Costituzione non può essere piegata a logiche contabili né trasformata nel laboratorio di tagli mascherati da riforme come già avvenuto con il dimensionamento della rete scolastica”, conclude la Segretaria Generale FLC CGIL Emilia Romagna.




