
Siamo onorati di accogliere a Reggio Emilia la Principessa del Galles, che attraverso la Royal Foundation promuove interventi importanti e qualificati dedicati all’infanzia e, più in generale, al benessere di bambine, bambini e delle loro famiglie. La sua visita rappresenta un riconoscimento significativo al Reggio Emilia Approach, un patrimonio vivo e plurale, costruito nel tempo grazie all’impegno di una comunità educante ampia e responsabile, che ogni giorno lavora per garantire qualità, accesso e diritti. Desidero esprimere un sincero ringraziamento a tutte le persone che ne fanno parte: educatrici ed educatori, insegnanti, pedagogisti, personale, istituzioni e realtà del territorio che, insieme, rendono possibile questa esperienza.
Al centro di questo percorso ci sono sempre le bambine e i bambini, insieme alle loro famiglie, protagonisti della relazione educativa e della vita quotidiana dei servizi. È a partire da questa centralità che negli anni si è costruito un dialogo continuo, capace di aprirsi al mondo e di fare di Reggio Emilia un punto di riferimento internazionale nel campo dell’educazione.
L’interesse della Principessa del Galles nasce proprio da qui: da un’esperienza educativa pubblica che mette al centro i diritti, l’ascolto, la partecipazione e la qualità delle relazioni, e che continua a interrogarsi sul proprio ruolo nel presente.
In un tempo in cui i diritti delle bambine e dei bambini, in molte parti del mondo, vengono messi in discussione, questa esperienza assume un valore ancora più forte. Continuare a investire nell’educazione significa oggi assumersi una responsabilità collettiva, oltre che un onore: quello di difendere e promuovere un’idea di futuro più giusto, a partire dall’infanzia.
Sapere che questa esperienza è osservata con attenzione a livello internazionale e può diventare fonte di ispirazione è motivo di orgoglio per tutta la nostra città. Reggio Emilia continuerà a essere un luogo che parla di educazione come bene comune e come pratica quotidiana di democrazia. Perché parlare di educazione, oggi, significa continuare a parlare di speranza.”




