Secondo le Note statistiche della Provincia di Modena pubblicate il 2 aprile, l’analisi sull’occupazione femminile conferma una preoccupante assenza di inversione di tendenza nel divario di genere. Le rilevazioni Istat evidenziano come le donne continuino a subire penalizzazioni significative in termini di retribuzioni: la prevalenza di contratti discontinui, il ricorso forzato al part-time involontario e la difficoltà nel raggiungere ruoli apicali compromettono non solo le prospettive di carriera, ma anche la stabilità dei redditi da lavoro.

A dare una dimensione economica a questo fenomeno sono i dati dell’Osservatorio Inps sui lavoratori dipendenti, che conferma la gravità della situazione: nel 2024, la retribuzione media annua delle lavoratrici del settore privato è stata di 22.782 euro, contro i 33.324 euro percepiti dagli uomini. Questo differenziale di 10.542 euro (quasi il 32%) non solo è allarmante, ma risulta superiore alla media regionale e nazionale, che si attesta su un gap di circa 9.500 euro. Questi numeri evidenziano come a Modena la disparità economica di genere sia ancora più marcata rispetto al resto del Paese.

L’incrocio tra i dati Inps e l’indagine che la Cgil di Modena sta portando avanti sui “Rapporti periodici sulla situazione del personale maschile e femminile” che le aziende sono obbligate a inviare alle rappresentanze dei lavoratori, rivela e conferma una sfida strutturale non più rimandabile.

Un elemento determinante del gap salariale emerge dalla gestione dei superminimi individuali: queste voci, erogate unilateralmente dalle imprese, arrivano a rappresentare tra il 10% e il 40% della retribuzione di fatto. Essendo premi discrezionali e non contrattati, i superminimi diventano spesso lo strumento principale attraverso cui si cristallizza il differenziale di genere, penalizzando le lavoratrici a parità di inquadramento.

Questa disparità non è casuale: i superminimi individuali vengono spesso utilizzati dalle imprese per premiare la cosiddetta “disponibilità illimitata”. Questo sistema di premialità unilaterale ricompensa chi può garantire una presenza oltre l’orario contrattuale, finendo per penalizzare sistematicamente le donne. A causa di una distribuzione diseguale dei carichi di cura familiare ed educazione dei figli, le lavoratrici — e in particolare le madri — hanno minori possibilità di aderire a questi modelli di “iper-presenza” rispetto ai padri. Si crea così un circolo vizioso in cui la cultura aziendale basata solo sulla valutazione della presenza trasforma i compiti di cura in un ostacolo economico e professionale.

Il 30 aprile il Consiglio dei Ministri ha recepito la Direttiva EU 970/2023, introducendo nuovi obblighi di trasparenza dalla fase di assunzione fino alla reportistica periodica.

Tuttavia, la scelta del Governo di escludere i superminimi individuali dal computo per verificare il differenziale salariale è un segnale allarmante.

A Modena, dove questi premi discrezionali pesano fino al 40% dello stipendio e ricompensano spesso la disponibilità oraria — penalizzando madri e caregiver — ignorarli significa rendere invisibile la discriminazione. La norma europea impone sanzioni e obbligo di confronto con il sindacato se il gap supera il 5%: escludere una delle componenti che determina una delle disuguaglianze della busta paga serve solo a evitare che le imprese debbano rendere conto delle proprie policy.

Le disparità rilevate non esauriscono i loro effetti sulla busta paga, ma si riflettono drammaticamente sul futuro, traducendosi in un iniquo gap pensionistico. Ora che il decreto sulla trasparenza salariale passa al vaglio delle Camere e delle commissioni parlamentari, è necessaria una modifica e far rientrare i superminimi nel computo di verifica.

La parità non può restare un concetto formale “sulla carta”, ma deve diventare reale; valorizzare le persone e ridurre le differenze di genere non è solo una battaglia di civiltà, ma una condizione indispensabile per il corretto funzionamento del mercato del lavoro e per lo sviluppo economico dell’intero Paese”.

(Fernando Siena, segreteria Cgil Modena)