
L’assessora alle Politiche educative Federica Venturelli ha illustrato, nella seduta di lunedì 11 maggio, contenuti e obiettivi del progetto rispondendo all’interrogazione di Elisa Rossini (Fratelli d’Italia), che chiedeva se il Comune avesse aderito all’avviso, quali azioni fossero state candidate, l’entità del finanziamento ottenuto e i contenuti dell’accordo di partenariato.
Nel dettaglio, Venturelli ha ricordato che il progetto “In campo per crescere” è stato tra i 22 selezionati dalla Regione e finanziato per complessivi 149.800 euro, di cui 52.200 euro sull’annualità 2026 e 97.600 euro sul 2027.
L’assessora ha sottolineato che “lo sport è un’importante agenzia educativa”, capace di trasmettere “valori come il gioco di squadra, l’impegno, l’accettazione degli errori e il rispetto delle regole”, evidenziando come il progetto nasca dalla convinzione che “lo sport debba essere un diritto davvero per tutti e tutte e non un lusso per pochi”. L’obiettivo, ha aggiunto, è sostenere ragazzi e ragazze “contrastando dispersione scolastica e abbandono sportivo”, fenomeno in aumento proprio nella fascia delle scuole secondarie di primo grado.
Il progetto coinvolge almeno 250 studenti, con gruppi di 25 ragazzi e ragazze in ciascuno dei dieci istituti comprensivi statali cittadini. Particolare attenzione è riservata agli studenti che, per ragioni economiche, sociali, logistiche o legate alla disabilità, incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alle attività extrascolastiche. Le attività si svolgeranno gratuitamente nelle palestre scolastiche, nella fascia oraria dalle 14 alle 16, immediatamente dopo le lezioni, favorendo la partecipazione senza ulteriori spostamenti.
Venturelli ha inoltre evidenziato il carattere “collaborativo e territoriale” del progetto, costruito insieme ai dieci istituti comprensivi, agli enti di promozione sportiva Csi, Uisp e Aics, alle società sportive che gestiscono gli impianti scolastici e all’Ausl di Modena – Medicina dello Sport. Le scuole, ha spiegato, avranno “un ruolo cruciale” nell’individuazione degli studenti e delle studentesse maggiormente a rischio di esclusione e marginalità.
Tra gli elementi innovativi del progetto, l’assessora ha indicato la proposta di discipline sportive diverse da quelle tradizionali, “puntando maggiormente sulla collaborazione rispetto alla competizione”, oltre alla presenza di educatori ed educatrici accanto agli istruttori sportivi, per accompagnare i ragazzi nei momenti di socializzazione e nei percorsi di crescita personale. È inoltre previsto un sistema di monitoraggio condiviso tra Comune, scuole e partner sportivi, finalizzato a valutare l’efficacia dell’esperienza e la possibile replicabilità del modello.
Dopo la trasformazione dell’interrogazione in interpellanza, per il Pd è intervenuta Francesca Cavazzuti che ha definito il progetto “Scuole aperte” un tassello fondamentale di una visione politica orientata a costruire “una città più inclusiva”, attribuendo alla scuola un ruolo centrale come motore di crescita sociale e cittadinanza attiva e collegando l’iniziativa ad altre scelte approvate dal Consiglio, come i percorsi per le aree quiete e i nuovi consigli comunali dei ragazzi e delle ragazze. Anche Lucia Connola ha definito “Scuole aperte” una delle esperienze più significative promosse dal Comune, sostenendo che il progetto dimostra la volontà dell’amministrazione di investire sulla qualità dei servizi per giovani e famiglie. Ha parlato di “un modello nato da anni di lavoro sulla rete educativa cittadina” e della capacità di Modena di “innovare e intercettare risorse per la comunità”.
Per Laura Ferrari (Avs) rappresenta “una visione moderna e intelligente dello spazio pubblico educativo”, ha affermato, spiegando che la scuola continua così “a vivere anche dopo il suono della campanella”. Ferrari ha evidenziato il valore educativo dello sport, legato a benessere psicofisico e socializzazione, e il ruolo del progetto nel contrasto alla povertà educativa, avvertendo però che eventuali tagli ai fondi europei per la coesione sociale potrebbero rendere più difficile realizzare iniziative di questo tipo.
Grazia Baracchi (Spazio democratico) ha spiegato che tenere aperte le scuole nel pomeriggio significa “strutturare politiche educative capaci di ridurre le disuguaglianze”. La consigliera ha ricordato che Modena “non parte da zero”, citando le attività già avviate anche grazie ai fondi Pnrr, ma ha evidenziato alcune criticità. In particolare, ha osservato che “i docenti sono stati coinvolti nella comunicazione e non nella progettazione”, sottolineando che una maggiore integrazione con le attività sportive già presenti nelle scuole avrebbe potuto “moltiplicare le opportunità e lavorare davvero in rete”.
In replica, Rossini ha riconosciuto il valore della collaborazione istituzionale che ha permesso di intercettare i fondi europei, ma si è detta non soddisfatta del progetto presentato dal Comune, giudicato “molto limitato rispetto alle sue potenzialità”. Ha sottolineato come in altre realtà le “Scuole aperte” prevedano offerte più ampie, con attività diversificate, percorsi di orientamento e collaborazioni tra scuole e imprese.
L’assessora Venturelli ha concluso difendendo il progetto, spiegando che la scelta di puntare sullo sport è nata dai bisogni espressi direttamente dagli istituti scolastici. Ha rivendicato il valore politico dell’investimento regionale sull’educazione, sottolineando che “la forza del bando sta anche nella diversità delle risposte” e si è detta aperta a sviluppare nuove proposte in futuro, condividendo infine la preoccupazione per possibili riduzioni dei fondi europei destinati a scuola e welfare.




