
Su una scena elegante, che mostra in primo piano il soggiorno di casa Soriano e, sullo sfondo, una vetrata altissima in cui il Maschio Angioino si mescola ad abitazioni vicinissime le une alle altre; tra tagli di luce dapprima rossastra e poi via via più fredda, si dipana la popolarissima vicenda di una delle eroine più amate del teatro napoletano di tutti i tempi:Filumena Marturano, l’ex prostituta pronta a tutto per farsi sposare da quel Domenico Soriano col quale ha convissuto per anni e anni, sopportandone offese e chiudendo un occhio su vizi e tradimenti, costretta a questo da una posizione di inferiorità iniziale, dovuta alla sua precedente ‘professione’. Uno spettacolo che ha fatto molto parlare di sé nella scorsa stagione, un’interpretazione, quella della Sastri, grintosa, forte, specchio di una donna decisa a sbranare la vita e a riscattarsi annullando il suo carnefice.
La regia di Francesco Rosi è sobria, godibile, lineare, gli interpreti tutti apprezzabili, dal Mimì volutamente sfumato e stremato di Luca De Filippo, che ben contrasta con l’energia della protagonista, ai cammei dei caratteristi che colorano di comicità spassosa alcuni momenti della storia.
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