
Una serie di mutui che sarebbe scaduti tra il 2013 e il 2014 sono stati quindi allungati fino al 2020, stessa scadenza stabilita anche per altri prestiti per cui prima era prevista tra il 2022 e il 2028.
«Oltre a liberare risorse da destinare agli investimenti – ha sottolineato Marcella Valentini – l’operazione consente di non aumentare in modo significativo la durata residua dei prestiti diminuendo mediamente il tasso d’interesse applicato ai finanziamenti portandolo sotto al 4 per cento».
Per Dante Mazzi (Pdl) l’operazione finanziaria è «interessante perché libera, nell’immediato, risorse che sono le benvenute. Sarebbe bene però sapere dove verranno impiegate». Mazzi ha poi motivato il voto di astensione, così come Denis Zavatti (Lega nord), con il fatto che «la manovra è riferita a un bilancio sul quale non siamo d’accordo». Favorevoli invece Fabio Vicenzi (Udc) per il quale si tratta di «un’operazione virtuosa che contrasta la crisi» e Luca Gozzoli (Pd) per il quale «si è colta un’occasione».
L’operazione è a cosiddetta “equivalenza finanziaria”, non si realizzano cioè minusvalenze o plusvalenze economiche, ma solo una diversa distribuzione temporale della rata e di conseguenze del debito complessivo, nel rispetto della corrispondenza finanziaria tra prestito originario e prestito rinegoziato. Non venendo effettuata nessuna chiusura con estinzione anticipata del vecchio finanziamento, non è previsto il pagamento di indennizzi o penali.




