
Un uomo che si improvvisa guardia e giudice, arresta e sottopone ad improbabili processi vagabondi, girovaghi, perditempo. Pulcinella, uno di loro, ha oltretutto dalla sua la fama di vero e proprio briccone, per i suoi impulsi trasgressivi e le tentazioni all’illecito. Questa volta Pulcinella, licenziato dal padrone, vorrebbe solo esibirsi in strada per guadagnarsi da mangiare, ma il suo permesso di rappresentazione è scaduto. Trascinato in un aula di tribunale, deve rispondere a numerose accuse, ma, poco per volta il giudice si abbandona all’ascolto, si lascia coinvolgere, constata l’animo multiforme e contraddittorio di Pulcinella, che non si sa proprio con quale accusa mettere in carcere. “Una maschera antica quella di Pulcinella, solitamente nera – scrive Marco Manchisi – Dopo alcune variazioni, come Pulcinella e la dama bianca di Otello, Pulci-beat e Viaggio di Pulcinella, mi sono ora divertito ad immaginarlo raccontare con una maschera bianca, come un’anima che ricordando cosa gli è successo, raccoglie i geni del passato per difendersi dalle accuse. Mi sono servito tra le altre, delle lingue di Antonio Petito, Eduardo De Filippo, Giambattista Basile e Raffaele Viviani”.




