
C’è una poesia di Montale che ci aiuta a capire…. Prima del viaggio si scrutano gli orari, /le coincidenze, le soste, le pernottazioni/ E le prenotazioni (di camere con bagno / o doccia, a un letto o due o addirittura un flat); / Si consultano / Le guide di Hachette e quelle dei musei, / Si cambiano valute, si dividono/ Franchi da escudos, rubli da copechi; Prima del viaggio s’informa / Qualche amico o parente, si controllano / Valige e passaporti, si completa / Il corredo, si acquista un supplemento / Di lamette da barba, eventualmente / Si dà un’occhiata al testamento, pura / Scaramanzia perché i disastri aerei /In percentuale sono nulla; Prima del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che/ Il saggio non si muova e che il piacere / Di ritornare costi uno sproposito. E poi si parte e tutto è O.K. E tutto / È per il meglio e inutile./ E ora che ne sarà / Del mio viaggio? Troppo accuratamente l’ho studiato / Senza saperne nulla. Un imprevisto / È la sola speranza. Ma mi dicono / Ch’è una stoltezza dirselo.
E’ di questo che abbiamo bisogno tutti: INCONTRARE UNA IMPREVEDIBILE BELLEZZA CHE POSSA CAMBIARE IL NOSTRO CUORE E CI FACCIA USCIRE DAL CIRCOLO VIZIOSO DELLA NOSTRA DISPOTICA IMMAGINAZIONE. “IMPREVEDIBILE BELLEZZA” è il titolo della 14a Edizione del Festival Internazionale delle Abilità Differenti”.
2.500 BATTUTE CIRCA
Ecco il bilancio della 13 edizione del Festival Internazionale delle Abilità Differenti svoltosi dal 6 al 15 maggio nelle città di Carpi, Correggio, Modena e Bologna, promosso dalla Cooperativa Sociale Nazareno. La manifestazione ha mobilitato ingenti quantità di persone, nella fattispecie: oltre 5.000 persone coinvolte, oltre 3.000 spettatori tra teatro e cinema, più di 1.000 spettatori nei momenti open-air, 227 artisti italiani, canadesi, britannici e statunitensi, 20 persone in cucina che hanno servito 1456 pasti, 780 persone in oltre 30 ore di laboratori di danza, musica con metodo Soundbeam, teatro ed arti marziali. Alle cifre affianchiamo un bilancio qualitativo che ritroviamo nelle parole degli artisti: così chiosa David Jackson, sassofonista britannico promotore del metodo Soundbeam: ‘Io sono un catalizzatore, un’ape che porta in giro il polline e porterò il polline di quello che ho visto alla Nazareno in giro per l’Europa, l’America e il Giappone’. Ci ha colpito il bagliore di Juri Roverato, laureato in filosofia con lode, tra i protagonisti dell’Open Danza, che in un’intervista così si è espresso relativamente al tema della disabilità: “secondo me tutti gli uomini sono abili. La mia disabilità si vede di più e penso che quando non si vede sia peggio. Io penso di essere prima di tutto un uomo e poi forse disabile (…) Credo che il limite sia qualcosa che serve per andare oltre, quindi non è un punto di arrivo ma un punto di partenza (…) La vita è questo voler di più da te stesso prima di tutto. Senza questa disabilità non sarei Juri. Chissà chi sarei!”.





