
«È sotto gli occhi di tutti – prosegue Piacentini – come nel corso degli ultimi trent’anni siano cambiate le esigenze abitative della città e di coloro i quali la vivono, cambiamenti in linea con una società in continua evoluzione. E proprio questa nuova connotazione del tessuto sociale esprime esigenze e richieste oggettivamente differenti, che devono trovare risposte adeguate facendo i conti con lo stato della città e della sua amministrazione senza escludere la verifica di soluzioni anche diverse rispetto a quelle sperimentate e consolidate fino ad oggi».
«Purtroppo, anche sulla vicenda dei PEEP – continua il Presidente Confapi pmi – assistiamo a un gioco di rimpalli e strumentalizzazioni politiche che si allontanano dall’essenza del tema per prendere altre direzioni. Oggi è necessario riflettere seriamente sull’urbanistica di domani, guardando alle esperienze europee più evolute, frutto di riflessioni che, prima di noi, hanno dovuto confrontarsi con una nuova società e relative nuove esigenze o con il confronto con le esperienze di altre aree geografiche italiane che da molto tempo hanno imboccato altre direzioni rispetto al PEEP. Il tema vero – prosegue Piacentini – è quello della qualità abitativa e costruttiva. Pensare solo in termini di “classe A”, ancorché qualificante, non è più sufficiente. Bisogna iniziare a seguire nuovi criteri di sostenibilità e funzionalità che abbandonino le pratiche diffuse della reiterata sottrazione di territorio e della realizzazione di quartieri dormitorio. Tutto ciò deve essere contestualizzato in una visione dell’urbanistica più ampia, che si confronti sul tema dell’area vasta e non della singola città, studiando nuove forme di abitazione, di ridefinizione e razionalizzazione delle modificate esigenze produttive, della mobilità, degli spazi di condivisione e coesione sociale».
«L’allarme lanciato nei giorni scorsi sulla mancanza di aree edificabili e sulla necessità di attuare gli accordi di programma per l’utilizzo di aree destinate ad attrezzature generali non rappresenta, a nostro avviso, l’unica soluzione sostenibile al problema. Non ci pare demagogico affermare – conclude Piacentini – che il futuro dell’edilizia, specialmente in una città come Modena, è anche nel recupero e nella riqualificazione di edifici esistenti soprattutto in aree che hanno esigenza di essere ricucite al tessuto urbano. La mancanza di risorse pubbliche è un dato oggettivo, ma ciò non deve rappresentare un limite, bensì un incentivo a rilanciare un piano di edilizia sociale e a trovare i mezzi e le soluzioni più idonee ed efficaci a percorrere la via della sostenibilità e dell’integrazione, rispondendo così alla pressante domanda abitativa e contribuendo al rilancio del settore edile modenese».



